Tifo a Bolzano

Tifo: arriva anche a Bolzano. Donna in isolamento. Cos’è il tifo, sintomi e cure

Un caso di tifo a Bolzano. La donna che presentava febbre altissima è stata ricoverata all’ospedale San Maurizio e messa in isolamento. Tutto sul tifo

Tifo a Bolzano
Tifo a Bolzano (Tashatuvango | Shutterstock)

Quest’anno il Trentino Alto Adige non ha pace. Dopo la morte di Sofia Zago, la bambina di 4 anni morta per aver contratto la malaria, ecco che spunta anche un caso accertato di Tifo. La donna, ricoverata al San Maurizio, è in isolamento. Tutti i dettaglia della vicenda.

Come ha fatto ad arrivare il tifo a Bolzano?
Verrebbe da chiedersi come ha fatto una malattia ormai debellata nel nostro paese – alla stregua della malaria – ad arrivare in Trentino Alto Adige. Secondo le prime ricostruzioni la donna sarebbe appena tornata da un viaggio dall’Asia meridionale, luogo in cui è nata. Probabilmente la malattia è stata contratta lì e non a Bolzano.

In isolamento
La donna, residente da quasi una vita intera a Bolzano, è stata ricoverata all’ospedale San Maurizio. Pare stia reagendo positivamente alle cure antibiotiche. Sembra non sia stato facile per il personale medico accertare che si trattasse di tifo in quanto non presentava i sintomi tipici della patologia ma solo febbre alta.

Cos’è il tifo
Il tifo, denominata anche febbre tifoidea, è una malattia provocata da un batterio denominato Salmonella Typhi, conosciuto anche con il nome di bacillo di Eberth o di Gaffky. Da anni – proprio come la malaria – nei paesi occidentali la patologia sembrava essere solo un ricordo.

Come si trasmette la malattia
Il batterio del genere salmonella generalmente penetra per via orale in seguito al consumo di acqua o cibi contaminati, specie se hanno un pH abbastanza elevato da consentire la replicazione dei micro organismi. È in grado di superare la mucosa gastrica con facilità ed arrivare fino all’intestino tenue. Tuttavia, è bene sottolineare che ci vuole una quantità davvero cospicua di batteri affinché si sviluppi la malattia. Secondo alcuni scienziati mille batteri non sono sufficienti. Ne occorrono un minimo di centomila, quantità che può provocare la patologia solo nel 28% delle persone che ne vengono a contatto. Per arrivare a uno sviluppo quasi certo di tifo servono almeno 1.000.000.000 di batteri. Il patogeno è in grado di raggiungere il sangue penetrando nella milza, nel midollo, nel fegato e nella cistifellea.

Sintomi del tifo
Sintomi del tifo (Artemida-psy | Shutterstock)

Sintomi del tifo
Generalmente il tifo provoca febbre altissima che può portare a meningite, violenti dolori addominali e ulcere. Dopo alcuni giorni potrebbero comparire sulla cute delle strane chiazze rotondeggianti che scompaiono in seguito alla pressione. Dopodiché compare diarrea, ingrossamento della milza, infiammazione diffusa a tutti gli organi. Generalmente dura tre settimane, momento in cui la febbre comincia a scendere dopo essersi stabilizzata intorno ai quaranta gradi.

Cure per il tifo
Ai giorni nostri è difficile morire di tifo. Prima dell’avvento degli antibiotici la malattia era fatale solo per il 10% delle persone. Oggi viene somministrato l’antibiotico a base di ciprofloxacina che sostituisce il vecchio cotrimoxazolo e l'ampicillina. In rari casi vengono somministrati anche corticosteroidi al fine di ridurre alterazioni gravi del sistema nervoso (obnubilamento del sensorio, delirio e coma). La cura antibiotica dura generalmente una settimana con una dose forte il primo giorno e dosi più basse gli altri sei.