25 giugno 2017
Aggiornato 19:00
Salute e prevenzione

Ipertensione e malattie renali, la diagnosi si fa già nell’utero

Gli specialisti a convegno presentano il lavoro dei ricercatori italiani sulla prevenzione dei danni di malattie come l’ipertensione e quelle a carico del rene. I fattori di rischio possono essere individuati quando la madre è ancora in gravidanza

Prevenire le malattie dei bambini fin dalla gravidanza
Prevenire le malattie dei bambini fin dalla gravidanza (nattanan726 | shutterstock.com)

SORRENTO – In occasione del XXII Congresso Nazionale della Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti (FADOI), tenutosi a Sorrento dal 13 al 16 maggio 2017, si è discusso di un articolo pubblicato sul prestigioso The Lancet, che riguardava un lavoro sul rischio ipertensione e malattie del rene. Come si sa, queste due patologie sono tra le cause più frequenti di morte e disabilità a livello mondiale.

La predisposizione
Un ruolo chiave nello sviluppo o prevenzione dell’ipertensione e delle malattie renali lo gioca la predisposizione genetica. Esistono difatti fattori di rischio che fin dalla gravidanza possono anticiparne lo sviluppo sia nel bambino che nell’adulto. Questi possono essere i geni ereditati al concepimento, l’alimentazione in utero, l’esposizione a inquinanti, fi armaci e le infezioni in gravidanza, nonché lo stato di salute della mamma.

Il lavoro dei ricercatori italiani
L’articolo pubblicato su The Lancet è il risultato delle osservazioni e delle raccomandazioni di un team internazionale multidisciplinare formato da un gruppo di esperti di nove Paesi. Tra i ricercatori ricordiamo Giuseppe Remuzzi (Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Bergamo) e Dario Manfellotto (Ospedale Fatebenefratelli-Isola Tiberina, Roma). «È la prima volta che nefrologi pediatrici e dell’adulto, ostetrici, ginecologi e neonatologi di fama internazionale condividono la necessità di porre all’attenzione della comunità scientifica questi fattori di rischio – dichiara il dottor Remuzzi, Coordinatore delle ricerche dell’Istituto Mario Negri di Bergamo – Geni ereditati al concepimento possono essere un fattore importante che contribuisce allo sviluppo di malattie renali dell’adulto. Un’altra influenza rilevante è data dalla vita fetale durante la gravidanza – prosegue l’esperto – La qualità e la quantità di nutrienti che il feto riceve nel grembo materno, l’esposizione a inquinanti, farmaci e infezioni durante la gravidanza, e la salute della mamma in gravidanza sono fattori che influenzano in modo determinante lo sviluppo delle unità elementari funzionali (che i medici chiamano ‘nefroni’) che costituiscono i reni».

I nefroni
Se la gravidanza va come deve andare, il neonato nasce con circa 1 milione di nefroni. E questo è il corredo che gli rimane, dato che non se ne formano altri durante tutta la vita. Se però il neonato ha un basso peso alla nascita (meno di 2,5 kg), o è piccolo in rapporto alla sua età gestazionale, è molto probabile che anche i reni siano meno sviluppati e contengano un numero inferiore di nefroni rispetto alla norma. «Il ridotto numero di nefroni alla nascita – sottolinea il dott. Remuzzi – aumenta la suscettibilità alle malattie renali nel bambino e nell’adulto, in quanto i reni hanno una minor capacità di compensare eventuali danni di tipo tossico o di altra natura che si verificano nel corso della vita».

L’importanza dei giusti comportamenti
«Come si raccomanda nell’articolo di Lancet – aggiunge Dario Manfellotto, Direttore di Medicina Interna dell’Ospedale Fatebenefratelli-Isola Tiberina e Presidente Eletto FADOI – è importante che i futuri genitori adottino i giusti comportamenti sin dalle prime fasi del concepimento per lo sviluppo futuro del feto. L’alimentazione è fondamentale. Quando non è corretta o non equilibrata, o se la mamma fuma o abusa di alcool in gravidanza, si può compromettere lo sviluppo del feto e concorrere alla nascita prematura o sottopeso del bambino».

Le ‘buone pratiche’ per la prevenzione
Vi sono dunque situazioni considerate più a rischio dagli esperti. Per questo motivo, il team di ricerca ha definito quelle che sono le ‘buone pratiche’ in termini di prevenzione.
- È anzitutto importante favorire l’allattamento al seno nei primi 6 mesi di vita del neonato.
- Fin da piccoli controllare la pressione arteriosa ed eseguire un esame delle urine per cogliere con tempestività i segnali di un funzionamento non ottimale dei reni.
- Ridurre l’uso dei farmaci potenzialmente tossici per i reni.
- I bambini nati sottopeso dovranno anche essere incoraggiati a sottoporsi a visite mediche periodiche durante l’età scolare e successivamente nell’età adulta, in ogni caso adottando corretti stili di vita.
Seguire queste raccomandazioni durante la gravidanza e nel periodo neonatale, ricordano gli esperti, si tradurrà in importanti benefici a lungo termine sullo stato di salute futuro. Questo avrà inoltre una ricaduta positiva sulla spesa sanitaria, oggi aggravata dagli enormi costi che i sistemi sanitari dei diversi Paesi devono sostenere per far fronte al trattamento dei pazienti con malattie renali e ipertensione.