Alimentazione

Pericolo omega 6: aumentano la pigrizia e il rischio di diabete

Gli omega-6 possono causare danni alla salute, specie nei giovani. Lo studio pubblicato sul Journal of Nutritional Biochemistry

Omega 6 e diabete
Omega 6 e diabete (Geo - Grafika | Shutterstock)

Etichettati come grassi buoni, gli omega-6 hanno anche il loro lato negativo – come tutti gli altri lipidi del resto. Un recente studio ha infatti puntato il dito su questo genere di acidi grassi polinsaturi che sembrano provocare alcuni particolari disturbi di salute, tra cui il più curioso è la pigrizia.

Donne pigre: è colpa degli omega 6
Tutti sappiamo che gli alimenti e i loro componenti possono provocare alterazioni di umore e caratteriali. Altri tipi di acidi grassi, come per esempio gli omega-3, sono stati associati a una diminuzione dei livelli di ansia e depressione. Al contrario, gli omega-6, se consumati in eccesso, sembrano indurre pigrizia – specie nelle donne.

  • Cosa sono gli acidi grassi insaturi e polinsaturi?
    I grassi omega sono un genere di grassi essenziali di tipo polinsaturo. La differenza tra saturo, insaturo e polinsaturo è minima. I grassi sono lunghe catene di carbonio unite ad atomi di idrogeno. Se qualche catena di carbonio non è unita all’idrogeno viene detta insatura. Se ce ne è più di una è un polinsaturo. Quando manca qualche collegamento si forma il cosiddetto doppio legame rappresentano con un segno uguale (=). Se tale segno compare dopo 3 atomi di carbonio è un omega3, se compare dopo 6 viene denominato omega-6.

Attenzione all’olio di soia
Secondo quanto emerge da una ricerca pubblicata recentemente sul Journal of Nutritional Biochemistry, se si consumano una quantità piuttosto elevata di omega-6 assunti attraverso semi oleosi, frutta secca ma, soprattutto olio di soia, si potrebbe indurre un comportamento pigro e sedentario. Ciò accade in maggior misura se a farlo sono ragazze giovani. «Il nostro studio presenta nuove prove che dimostrano come la dieta PUFA (ricca di acidi grassi essenziali) è fortemente associata al comportamento sedentario tra le ragazze pre-adolescenti e debolmente associato con diabete tra le donne adulte», spiega Sanjoy Ghosh professore presso l’University of British Columbia di Okanagan in Canada.

Lo studio
I ricercatori hanno analizzato dati provenienti da ventun Paesi europei, provenienti soprattutto da adolescenti e adulti affetti da iperglicemia. Dai risultati è emerso come il comportamento sedentario forse fortemente correlato al consumo di Acidi grassi essenziali (PUFA). Di contro, pare che gli acidi grassi monoinsaturi (MUFA) non abbiano indotto un comportamento di questo tipo. «Questo dato è estremamente significativo. Nessuno aveva ancora fornito questa connessione», continua Ghosh.

Buoni o sotto accusa?
Gli omega-6 negli ultimi anni sono stati nel mirino di alcuni ricercatori, ma niente in confronto a quando si è sempre sostenuto dei grassi animali. Quest’ultimi ora molto meno demonizzati grazie alle nuove scoperte scientifiche che oggi li ritengono utili e non collegati – come si è sempre sostenuto – a malattie cardiache. Questo modo di pensare, però, ha fatto che sì che la maggior parte della gente rimuovesse dalla propria alimentazione i grassi saturi provenienti da proteine animali, convinti di fare del bene alla propria salute. ciò ha portato un cambio di rotta, dirigendo la scelta delle persone verso acidi grassi monoinsaturi e polinsaturi.

Siamo pieni di polinsaturi
Sono nati così migliaia di prodotti preparati con olio di mais e girasole. Grassi presenti anche nei cracker salutari, patatine e barrette energetiche. Alimenti che, secondo Ghosh sono estremamente ricchi di oli monoinsaturi e polinsaturi.

Ma l’equilibrio mai?
Sembra quasi che negli ultimi tempi la gente abbia smesso di trovare un po’ di equilibrio. Nell’eterna lotta al mangiar sano, le persone dimenticano che alla base di una sana alimentazione c’è la varietà. È l’abuso che è sempre dannoso per la salute, non di certo il tipo di alimento. L’unica via per arrivare al benessere è quindi smetterla di eliminare cibi che la cultura popolare conosce e usa da sempre, a favore di diete che sì sembrano tanto innovative ma che alla fine non fanno altro che portare squilibrio altrove. L’organismo, infatti, per funzionare al meglio ha bisogno di un po’ di tutto. E se proprio vogliamo fare un cambiamento radicale alla nostra salute, non concentriamoci in un alimento in particolare, ma piuttosto diciamo ‘No’ ai prodotti industriali e raffinati.