Infanzia e salute

Bimbi troppo digitali. L’80% dei genitori dice sì allo smartphone

Il pediatra mette in guardia dall’uso dello smartphone da parte dei bambini. Il nuovo babysitter elettronico usato per calmare o svagare. I risultati dell’indagine e le 7 domande che il pediatra rivolge alle famiglie

Smartphone e bambini
Smartphone e bambini (goodluz | shutterstock.com)

MILANO – Il Centro medico Santagostino di Milano ha condotto un’indagine per valutare l’impatto sulla vita dei bambini dato dalla tecnologia e, in particolare di smartphone, tablet eccetera. Si scopre così che i cosiddetti ‘nativi digitali’ si ritrovano tra le mani fin dall’infanzia molti gadget tecnologici, che tuttavia possono essere causa di diversi problemi. L’avvertimento del pediatra.

Compagni di vita
Dal questionario presentato a 184 adulti di età fra i 33 e i 48 anni, e genitori di bambini sotto i 12 anni, è emerso prima di tutto che oltre l’80% dei genitori consente ai propri figli l’uso di dispositivi elettronici. Questo fenomeno accade spesso nel 40,8% dei casi e oltre il 40% dei genitori lascia il bimbo da solo davanti allo schermo retroilluminato. Solo il 13% dei bambini usa raramente smartphone e tablet, mentre è un misero 5%, quelli che ne fanno completamente a meno.

Limitazioni
Se pure vi è una larga concessione dell’uso di apparecchi elettronici, i genitori oggetto dell’indagine pongono nel 46% dei casi dei paletti come per esempio un uso limitato a meno di mezz’ora al giorno. Il 17% invece lo concede per oltre un’ora al giorno. In linea generale, però, molti genitori (62%) vigila sull’uso e utilizza regole precise per limitarlo. Il 38% dei genitori vieta ai figli l’uso di tecnologia quando questi esagerano, mentre il 6% la vieta solo quando sono in castigo. A essere più permissivi è un 3% di mamme e papà che lascia ai figli la massima libertà. Anche circa l’uso dei contenuti oltre la metà dei genitori è vigile (il 57%), mentre al 35% capita di lasciare a volte i bambini da soli con tablet e smartphone – cosa che all’8% succede spesso.

Un smartphone al posto dell’orsetto
In molti casi lo smartphone o il tablet diventano l’amico dei bambini, prendendo il posto del classico orsetto o bambola. Un fenomeno che suggerisce la ricerca di compagnia da parte dei bambini. «Emerge la solitudine come condizione strutturale dell’uso dei dispositivi elettronici – commenta la pediatra Daniela Calligari del Centro medico Santagostino – Una situazione che non crea né aiuta a fare amicizia con i propri coetanei. Che cosa viva, pensi, modifichi di sé il bambino con queste esperienze nessuno lo sa né lo condivide – aggiunge l’esperta – Il tutto esteso poi a un uso quotidiano e in aumento nella crescita, con esiti che, a voler essere positivi, creano una abitudine a forme di isolamento passivo. Ben diverso per esempio dalla lettura, dove sono indispensabili una personale interazione e coinvolgimento».

Un calmante
L’indagine ha rivelato che in molti casi il telefonino o il tablet vendono sfruttati dal 25% dei genitori a mo’ di calmante quando il bambino fa i capricci. Un altro uso è quello di passatempo (per il 45% dei genitori) quando ci si trova in situazioni che possono risultare noiose per i bambini come, per esempio, in ristoranti, sale d’attesa, treno, auto… Lo svago elettronico, tuttavia, è concesso prima di andare a dormire soltanto dal 16% dei genitori, e più volte solo da 4%. Anche durante i pasti ne permette l’uso solo il 10% dei genitori (il invece 4% lo concede spesso). «Questo è uno dei punti nodali della relazione genitore/bambino – sottolinea la dott.ssa Callegari – Anziché far leva sulle risorse del bimbo per affrontare momenti nodali, creando occasioni di nuove esperienze, di crescita con aumento della stima di sé, viene rimandata una immagine del bambino come qualcuno da contenere perché non crei problemi e non disturbi».

Cosa guardano di più
Ma cosa guardano di più sugli smartphone e tablet i bambini? Al primo posto ci sono i video, con la piattaforma YouTube (59%), seguiti dai videogame (50%), film e cartoni animati (42%), macchina fotografica (32%), a concludere ci sono Internet e le App per i più piccoli (19%).

Alternative
L’85% dei genitori coinvolti nel sondaggio dichiara di aver provato a proporre ai figli delle alternative, quando può. La percentuale rimanente ammette di non farlo mai o quasi mai. Ma, quando si tratta di salute, il 43% è convinto che l’uso di schermi possa far male alla vista. A differenza, il 31% non sa dire se siano dannosi o meno, mentre il 26% ritiene siano innocui. «L’uso di tablet e smartphone – sottolinea la Callegari – richiede da parte del bambino un atteggiamento passivo o stereotipato (nei giochi), fortemente riduttivo rispetto ai bisogni e alle risorse del bambino, che sono invece sempre globali per uno sviluppo armonioso del carattere e del cervello, ovvero coinvolgimento di sensi, motricità, comunicazione ed emozioni insieme. Questo vale, in particolare, per i primi 3 anni di vita, nei quali si creano le fondamenta della personalità, lo sviluppo delle competenze del cervello attraverso le esperienze sensoriali (vista, udito, tatto, olfatto, motricità), l’attivazione del linguaggio, le relazioni affettive».

Le 7 domande
Per concludere la dottoressa Callegari pone 7 domande ai genitori, invitandoli a riflettere sull’uso degli apparecchi elettronici da parte dei bambini.
1. Per quanto tempo ogni giorno guardo il mio bambino negli occhi alla sua altezza comunicando con lui?
2. Per quanto tempo ogni giorno condivido con il mio bambino esperienze sensoriali (canto con lui, lo coccolo, lo stimolo a guardarsi intorno)?
3. Quanto tempo dedico a lui mettendogli a disposizione colori e carta perché racconti quello che lui vive?
4. Quanto tempo dedico ogni giorno a leggere libri insieme a lui?
5. Quanto tempo e quanta attenzione calma e lenta dedico al mio bambino per ascoltare quello che pensa e racconta?
6. Quanto tempo dedico seduto per terra a giocare ai giochi che lui fa ed inventa?
7. Quanto tempo avanza – dopo tutto questo – al mio bambino per potere col suo piccolo dito usare in solitudine web e tablet?