12 luglio 2020
Aggiornato 17:00
Medicina

Occhio agli antinfiammatori, possono danneggiare il cuore

Uno studio dell’Università di Milano-Bicocca mette sotto accusa gli antinfiammatori o Fans: aumentano il rischio di scompenso cardiaco

Antinfiammatori e antidolorifici, possono danneggiare il cuore
Antinfiammatori e antidolorifici, possono danneggiare il cuore Shutterstock

MILANO – Gli antinfiammatori, o FANS, così diffusi e utilizzati possono nuocere alla salute del cuore, aumentando il rischio di scompenso cardiaco (o insufficienza cardiaca). A mettere sul banco degli imputati questi farmaci è uno studio dell’Università di Milano-Bicocca, pubblicato sul British Medical Journal (BMJ). Tra i diversi farmaci sotto accusa vi sono ibuprofene, diclofenac, indometacina, ketorolac.

Via il dolore
La maggioranza delle persone che utilizzano i Fans e gli inibitori della Cox-2 lo fanno per alleviare il dolore (articolare, muscolare, dentale ecc.) o l’infiammazione. E i farmaci antalgici fanno bene il loro dovere, tuttavia possono far male al cuore. Lo si è scoperto, tra gli altri, perché è stato registrato un maggior numero di ricoveri ospedalieri in seguito all’uso di tali farmaci.

Lo studio
Quello condotto dai ricercatori italiani è uno studio osservazionale. Coordinati dal dottor Giovanni Corrao, docente di Statistica medica all’università di Milano-Bicocca, il team di ricerca ha analizzato i dati riguardanti oltre 92.163 ricoveri ospedalieri in 4 Paesi europei: Italia, Germania, Regno Unito e Paesi Bassi. Questi sono poi stati confrontati con 8.246.403 controlli in base all’uso di 27 diversi antinfiammatori Fans: 23 tradizionali e 4 inibitori selettivi dell’enzima cicloossigenasi-2 (Cox-2). Un parametro di confronto prevedeva anche l’effetto dose assunta/risposta. L’analisi ha permesso ai ricercatori di collegare il rischio di ricovero ospedaliero per scompenso cardiaco al dosaggio utilizzato dal paziente.

Meglio andarci piano
Certo, spesso il dolore o l’infiammazione sono così marcati che si tende a far qualsiasi cosa purché passino. E così si può facilmente eccedere nelle dosi. Tuttavia, come scoperto dai ricercatori è proprio la dose a far aumentare proporzionalmente il rischio di scompenso cardiaco. Nello specifico, si è trovato che gli utilizzatori di uno qualsiasi di questi farmaci da meno di due settimane, correva un rischio di ricovero maggiorato del 19% rispetto a chi aveva li utilizzati l’ultima volta oltre 183 giorni prima. Il rischio è stato riscontrato essere aumentato in particolare nei confronti di sette princìpi attivi tradizionali: diclofenac, ibuprofene, indometacina, ketorolac, naprossene, nimesulide e piroxicam, e due inibitori della COX-2: etoricoxib e rofecoxib. Infine, si è osservato come il rischio sia addirittura raddoppiato con dosi più elevate. Nella fattispecie, l’aumento del rischio di ricovero ospedaliero va dal 16% per il naprossene all’83% per il ketorolac. Gli esperti sono d’accordo sull’utilità di questo genere di farmaci, tuttavia vanno assunti con cautela e a dosaggi controllati, senza abusarne poiché, come visto, possono causare problemi cardiaci.