11 dicembre 2019
Aggiornato 14:00
Vivere a lungo

Longevità: arrivano i batteri che aiutano a vivere più di 100 anni

Trovato l'elisir di lunga vita? Forse si cela nei batteri. I risultati di uno studio Unibo-Cnr

Dai batteri forse il segreto della longevità
Dai batteri forse il segreto della longevità Shutterstock

ROMA - DAll'intestino e i sui batteri "buoni" potrebbe arrivare il segreto della longevità. La composizione del microbiota intestinale - l'insieme di microorganismi simbionti che a migliaia di miliardi abitano il nostro intestino - come chiave per capire il segreto della longevità. È la scommessa da cui è partita una nuova ricerca Unibo e Cnr, che con questo obiettivo ha analizzato la popolazione batterica intestinale di 24 semi-supercentenari (soggetti di età compresa tra 105 e 110 anni) della provincia di Bologna, confrontandola con quella di centenari (99-104 anni), anziani (65-75 anni) e adulti (20-50 anni) arruolati nella stessa area geografica per limitare le differenze dovute alle abitudini alimentari e allo stile di vita.

Uno studio italiano
Lo studio - promosso dal gruppo di Ecologia Microbica della Salute del Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie e dal gruppo di ricerca per gli studi sull'invecchiamento e la longevità del Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale dell'Università di Bologna, e con la partnership dell'Istituto di Tecnologie Biomediche del Cnr di Milano - è stato appena pubblicato sulla rivista internazionale Current Biology (Cell Press) ed è il primo al mondo a studiare il microbiota di soggetti così eccezionalmente longevi, consentendo di gettar nuova luce sul ruolo dei batteri intestinali nella longevità.

Un ruolo chiave nella longevità
"La longevità - spiega la ricercatrice Unibo Elena Biagi - è un tratto complesso in cui giocano un ruolo chiave la genetica, l'ambiente e il caso. Influenzando molteplici aspetti della fisiologia umana, come il corretto funzionamento del sistema immunitario e del metabolismo energetico, il microbiota intestinale può rappresentare un tassello importante nel definire come e quanto un essere umano può invecchiare mantenendosi in buona salute".

La scoperta
Dalla ricerca effettuata - spiega una nota Unibo - è emersa l'esistenza di un "core microbiota" (una sorta di porzione "fissa" dell'ecosistema in termini di composizione), costituito principalmente da specie simbionti generalmente associate ad uno stato di salute e produttrici di molecole estremamente importanti per il nostro organismo come gli acidi grassi a corta catena. "Allo stesso tempo però, il microbiota intestinale dei semi-supercentenari mostra i segni di una parallela proliferazione di microrganismi antinfiammatori, immunomodulanti e promotori della salute dell'epitelio intestinale, come Bifidobacterium e Akkermansia", spiega Marco Severgnini, ricercatore dell'ITB-Cnr . È stato inoltre rilevato nei semi-supercentenari, un aumento nell'abbondanza di batteri della famiglia Christensenellaceae.
In assenza di studi longitudinali non è possibile sapere se queste particolari caratteristiche del microbiota intestinale di individui così eccezionalmente longevi sono legate al loro passato stile di vita, se erano già presenti in giovane età o se, al contrario, sono un tratto acquisito durante l'invecchiamento soltanto dai soggetti che riescono a vivere più a lungo degli altri. Si può però ipotizzare che la maggiore abbondanza di Christensenellaceae, associata all'osservato aumento di bifidobatteri e Akkermansia, costituisca una sorta di "firma", da ricercare nel microbiota intestinale di persone particolarmente longeve, e che questa rappresenti un adattamento dell'ecosistema ai cambiamenti fisiologici che avvengono con l'avanzare dell'età, in grado di promuovere la salute e contribuire al raggiungimento dei limiti estremi dell'aspettativa di vita umana.