«Lei ha un cancro», ma era displasia. Dopo 6 anni il risarcimento per lo choc
Turbato per la diagnosi sbagliata, un uomo di Milano si vede risarcire per 6.000 euro
MILANO - Lei è malato di tumore, gli avevano detto. Ma la diagnosi era sbagliata. In realtà, il presunto tumore era una "displasia». La Corte d'Appello Civile di Milano ha condannato un medico e la "Fondazione IRCCS Cà Grande - Ospedale Maggiore Policlinico di Milano" a risarcirlo con 6.100 euro per danni patrimoniali e morali e, in particolare, per il "turbamento dell'animo determinato dalla diagnosi errata». Uno sbaglio che, secondo il collegio presieduto da Luigi De Riggiero, rappresenta una "colpa grave" soprattutto perché può avere ripercussioni gravi sull'equilibrio "psichico della persona".
Cosa è accaduto
Era il maggio 2010 quando gli venne diagnosticata un "adenocarcinoma infiltrante": soltanto dopo una serie di accertamenti in altre strutture ospedaliere, il paziente venne a sapere che non si trattava di un tumore. L'uomo, assistito dall'avvocato Stefano Gallandt, intentò una causa civile contro il medico autore della diagnosi e l'Ospedale dove era stato ricoverato, ma in primo grado non ottenne nessun risarcimento. Oggi, a 6 anni di distanza, i giudici d'Appello gli hanno dato ragione.