18 ottobre 2019
Aggiornato 04:00
Malasanità

Sanità corrotta: a noi costa 6 miliardi di euro

La corruzione nella sanità italiana costa ai cittadini 6 miliardi di euro. Dall’Anac l’allarme: visite in nero per 10 milioni di italiani e scandali in un’azienda sanitaria pubblica su tre. E il cittadino, come sempre, paga di tasca sua

ROMA – L’Italia della corruzione, l’Italia della malasanità. Quante volte l’abbiamo sentito dire. Eppure, nonostante la storia dovrebbe insegnare, le cose non cambiano mai – o quasi. La sanità italiana a oggi è dunque insana e «per l’enorme giro di affari che ha intorno, e per il fatto che anche in tempi di crisi è un settore che non può essere sottovalutato, è il terreno di scorribanda da parte di delinquenti di ogni risma», commenta Raffaele Cantone presidente dell’Autorità Nazionale Anti Corruzione (Anac), durante la presentazione dei risultati del Rapporto Censis (per Transparency International Italia) intitolato ’’Curiamo la corruzione’’. Un cancro che divora fino a 6 miliardi l’anno, che vengono sottratti all’innovazione e alle cure per i pazienti italiani.

Corruzione diffusa
Non si pensi che la corruzione sia limitata a qualcuno, ma è bene ricordare che è purtroppo assai diffusa. Secondo i dati relativi a 151 strutture sanitarie partecipanti all’indagine, infatti, in ben oltre un terzo delle aziende sanitarie pubbliche si sono verificati episodi di corruzione negli ultimi 5 anni, i quali non sono stati «affrontati in maniera appropriata». Il «virus della corruzione ha colpito ben 2 milioni di italiani, che hanno pagato bustarelle per ricevere favori in ambito sanitario, e 10 milioni hanno effettuato visite mediche specialistiche in nero», spiega il sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone, sottolineando che questo male costa «almeno 6 miliardi di euro, cioè più del 5 per cento della spesa sanitaria pubblica. Queste sono le risorse distolte dai servizi sanitari a causa di corruzione e frodi». Le frodi, soltanto negli ultimi 2 anni, «nella spesa pubblica sanitaria hanno prodotto un danno erariale per 806 milioni di euro, pari al 14 per cento del danno erariale complessivo».

Un tempo era la «mazzetta», ma oggi…
Anche la corruzione, per così dire, si evolve. Se un tempo era la mazzetta, oggi le cose sono cambiate. La corruzione «Si è trasformata, la mazzetta tradizionale è rimasta un ricordo – precisa Cantone – Una delle maggiori criticità è nelle liste di attesa, anche nelle imprese farmaceutiche, come nella gestione delle sale mortuarie. Stiamo per firmare un nuovo protocollo con il Ministero della Salute, per avviare stretti controlli al fine di verificare se le Asl si sono adeguate alle norme e ai piani anticorruzione, andremo cioè a controllare come i piani anticorruzione vengono applicati».

Ma le cose vanno ancora male
Secondo quanto riportato nel rapporto di Transparency Italia, Censis e Ispe-Sanità, «il 57,9 per cento delle aziende sanitarie del Lazio non adempie agli obblighi anticorruzione», dove la regione si piazza al secondo posto per inadempienza dopo la Lombardia. Quanto agli sprechi, l’indagine «evidenzia performance negative alla voce relativa allo Smaltimento Rifiuti speciali nelle Asl e nelle aziende ospedaliere». Anche «per la voce Pulizia sembra che i margini di contenimento delle inefficienze siano comuni a Lazio, Piemonte, Campania e Veneto». Insomma, in tutta Italia le cose vanno ancora male, e ci si augura che dopo questa indagini possano davvero, e una volta per tutte, cambiare.