17 agosto 2019
Aggiornato 23:30
Malasanità

Infermiera killer, Lorenzin: «Una pratica agghiacciante, orrenda. Nella classifica degli orrori stavolta abbiamo raggiunto la vetta»

Dopo l’arresto dell’infermiera killer da parte dei Carabinieri, emerge tutto l’orrore. La donna è ritenuta responsabile di 13 omicidi di pazienti ricoverati presso l’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale civile di Piombino. Il commento del ministro della Salute Beatrice Lorenzin e le indagini dei Carabinieri Nas

Infermiera killer, ha ucciso 13 persone in ospedale
Infermiera killer, ha ucciso 13 persone in ospedale Shutterstock

PIOMBINO – Morti inspiegabili all’Ospedale Civile di Piombino in provincia di Livorno. Dopo l’ennesimo caso, emerge l’orrore: erano tutte vittime di un’infermiera che, tra gli anni 2014 e 2015, avrebbe volontariamente assassinato 13 persone lì ricoverate.

Agghiacciante
«Le notizie che trapelano sull’attività dell’infermiera di Piombino descrivono una pratica agghiacciante, orrenda – dichiara in una nota il ministro della salute Beatrice Lorenzin – Il mio ringraziamento particolare va ai Carabinieri del Nas che l’hanno arrestata».
«Nella classifica degli orrori – prosegue la Lorenzin – stavolta abbiamo raggiunto una delle vette commesse dalla miseria umana. Non è la prima volta che vengono scoperti omicidi in serie che vedono come protagoniste infermiere-killer. Queste figure vanno contro ogni deontologia ed etica medica, che devono essere sempre rivolte al massimo beneficio del paziente».

Il caso
Così come riferito dai Carabinieri NAS di Livorno coordinati dalla Procura della Repubblica di Livorno (Pubblico Ministero dott. Massimo Mannucci), l’indagine è iniziata a metà anno del 2015, scaturita dopo la segnalazione di un’ennesima e inspiegabile morte nell’Ospedale Civile di Piombino. In questo caso era deceduto un anziano a seguito di emorragie diffuse non direttamente collegabili alle patologie di cui era affetto. Come in un film dell’orrore, le indagini hanno portato alla luce la pratica omicida di un’infermiera in forza da numerosi anni presso l’ospedale. La donna avrebbe iniettato ai pazienti una dose letale di un farmaco anticoagulante, l’Eparina, che ha determinato in diversi casi «una rapida, diffusa e irreversibile emorragia con conseguente morte».

La scoperta
Le indagini del NAS toscano, coadiuvato nelle varie fasi dal Reparto Analisi Criminologiche – Sezione  Psicologia Investigativa e Sezione Atti Persecutori del Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche (RaCIS) di Roma hanno permesso di scoprire «la presenza del predetto farmaco nei rispettivi esami ematochimici effettuati sui pazienti nel corso dell’ordinario monitoraggio clinico, che hanno evidenziato una concentrazione, in alcuni casi, anche 10 volte superiore rispetto a quelle compatibili con le consentite dosi terapeutiche». Una dose dunque tale da cagionare la morte dei poveri pazienti, uomini e donne di età compresa fra i 61 e gli 88 anni.

L’arresto
Nel comunicato del NAS si legge che si è arrivati all’infermiera dopo aver condotto «accurate verifiche sui turni di servizio di tutto il personale operante, a vario titolo, in quel Reparto, sono anche riusciti a conclamare come unica e ricorrente presenza in tutti i turni sospetti (correlati alle morti), presso il Reparto Anestesia e Rianimazione, quella della predetta infermiera. Si sta facendo luce sulle motivazioni che hanno portato agli insani gesti, verosimilmente da collegare allo stato psichico dell’infermiera, in particolare a depressione, uso di alcol e di psicofarmaci. L’infermiera, dopo l’arresto e la perquisizione presso il domicilio e gli altri luoghi di pertinenza, è stata associata presso la Sezione femminile della Casa circondariale di Pisa a disposizione dell’autorità giudiziaria».

Difendere la vita
«Questo episodio – conclude il ministro della Salute Beatrice Lorenzin – mette in evidenza ancora una volta la necessità di una tutela particolare per le persone anziane e più fragili che alle strutture sanitarie affidano la loro esistenza. Va difeso con tutte le nostre forze il valore della vita, in qualsiasi fase, compresa quella dei malati terminali. La difesa della vita è un valore insopprimibile».