28 settembre 2020
Aggiornato 21:30
Le sostanze in cucina che fanno bene

Tè, cacao, olio d’oliva… tutti gli alimenti che fanno guarire le ferite più in fretta

Ci sono sostanze fitochimiche funzionali che promuovono il processo di guarigione delle ferite in brevissimo tempo. Il tutto con il minimo dolore e senza lasciare cicatrici. Ecco il menù per guarire prima

ROMA – Un menù non soltanto per deliziare il palato, ma anche per far guarire più in fretta e con meno problemi le ferite. Ecco quanto descritto dal prof. Giovanni Scapagnini, del dipartimento di Medicina e scienza per la salute dell’Università degli Studi del Molise, intervenuto al VI congresso Corte. Tra gli ingredienti principe ecco le catechine del tè, i flavanoli del cacao, l’idrossitirosolo dell’olio di oliva, la curcumina della curcuma, e poi arginina e glutammina, vitamine A e C.

Una maggiore attività cellulare per guarire prima
«Il processo di guarigione delle ferite comporta l’attività di una rete intricata di eventi biologici che coinvolgono cellule del sangue, mediatori tissutali, citochine e fattori di crescita – spiega il dott. Scapagnini – Ciò si traduce in una maggiore attività cellulare che determina un’accelerazione del metabolismo e un aumento del fabbisogno energetico. Un apporto proteico adeguato è assolutamente essenziale per una corretta guarigione della ferita. Nello specifico, alcuni studi sperimentali e clinici hanno evidenziato l’importanza di assicurare adeguati livelli tissutali di arginina e glutammina, aminoacidi in grado di influenzare la guarigione delle ferite e la funzione immunitaria».

I rimedi più attivi
Tra le varie sostanze, come sempre accade, ve n’è qualcuna più attiva dell’altra: è il caso dell’arginina, substrato fondamentale per la produzione di ossido nitrico, la quale pare svolgere un ruolo rilevante nel promuovere l’angiogenesi e la corretta riepitelizzazione. Ma sono molti i micronutrienti che hanno un potenziale effetto funzionale (medico) nel processo di guarigione delle ferite. Tra questi la vitamina A, che riveste un ruolo di primaria importanza nello stimolare i meccanismi di riepitelizzazione, sottolinea Scapagnini. La vitamina C, poi, oltre a essere un antiossidante tissutale, è indispensabile per la formazione del collagene e per una corretta funzione del sistema immunitario. La vitamina E, anch’essa noto antiossidante, è tuttavia liposolubile (si scioglie nei grassi) e avrebbe un’azione specifica sul derma, che però non è stata confermata in caso di ferite chirurgiche.

Gli altri amici della pelle
Per stimolare la produzione di acido ialuronico nella ferita c’è la glucosamina, un amminomonosaccaride precursore dei glicosamminoglicani, che anche il principale componente della cartilagine. Per questo motivo è molto utilizzato nelle patologie articolari. La bromelina è invece un enzima vegetale che si trova nell’ananas. Utilizzato in caso di ferite da trauma o a seguito di interventi chirurgici, è stato trovato ridurre l’edema, il bruciore, il dolore e i tempi di guarigione. Infine sono diversi gli studi hanno dimostrato l’efficacia di Centella asiatica e Aloe vera nel migliorare la guarigione delle ferite. «Una delle sostanze maggiormente studiata in termini di guarigione delle ferite è proprio la curcumina, in quanto, a livello scientifico, sono note da anni le proprietà antinfiammatorie e antiossidanti di questa molecola – fa notare il dott. Scapagnini – Sia il danno ossidativo che i processi infiammatori sono fenomeni in grado di condizionare tempi e qualità di guarigione della ferita, soprattutto in un contesto di ulcere cronicizzate, suggerendo una possibile utilità di una terapia nutrizionale con un composto in grado di modulare efficacemente questi fenomeni».
«Ricerche sviluppate nel nostro e in altri laboratori – prosegue l’esperto – hanno evidenziato che uno dei principali meccanismi di azione della curcumina e di altri polifenoli è legato alla specifica capacità di attivare un fattore di trascrizione fondamentale per la sopravvivenza cellulare allo stress, l’Nrf2, e parallelamente inibire l’Nfk-B, un segnale fondamentale nell’innescare i processi infiammatori e di morte programmata».

E l’olio d’oliva…
Anche l’olio più famoso della dieta mediterranea, l’extravergine di oliva, fa la sua parte. I polifenoli, l’idrossitirosolo e l’oleuropeina sono stati oggetto di studio «per ottimizzare aspetti legati alla qualità della guarigione delle ferite, e un recente studio clinico ha dimostrato l’efficacia dell’assunzione di olio di oliva nel ridurre i tempi di guarigione post chirurgici», conclude Scapagnini.