28 settembre 2020
Aggiornato 00:30
La felicità ai minimi storici dopo i 40 anni

Quarant’anni, l’età più triste. Ma dopo i 50…

Tra i 40 e i 49 anni la felicità e la soddisfazione crollano, per poi riprendersi dopo i 50 anni. Mezza età di tristezza, e terza di più soddisfazioni così come per i giovani

REGNO UNITO – Che tristezza la mezza età! Avere tra i 40 e i 49 anni pare sia l’epoca più infelice della propria vita. Almeno secondo un’indagine condotta per conto di una società di assicurazioni. Ma dopo i 50 sembra che le cose cambino e che ritorni il sorriso, un gran sorriso.

Uno su cinque ce la fa
È solo una persona su cinque, o poco meno di due su cinque, tra i 40 e i 49 anni d’età che si dice felice e soddisfatta dei sé e della propria vita. Mentre sono quasi la metà dei trentenni a dichiararlo e quasi la metà anche degli over 50, per poi decollare più avanti con gli anni. Ecco quanto emerso da un’indagine condotta dalla società di assicurazioni britannica Aviva.

Più felici con l’età
Può essere un cliché sostenere che i giovani sono più felici e che questa condizione in genere cala con il passare degli anni. Ma i numeri riservano alcune grandi sorprese. Per esempio, se è vero che il 47 per cento dei trentenni si dice abbastanza o molto felice, stupirà sapere che lo afferma anche il 43 per cento di coloro tra i 50 e i 59 anni. Il tutto contro il 38 per cento di quelli tra i 40 e i 49 anni. Ma, attenzione, la percentuale di felicità sale addirittura al 51 per cento tra coloro con un’età compresa tra i 60 e i 64 anni per arrivare al 59 per cento tra quelli tra i 65 e i 74 anni. Infine, è ben il 66 per cento a dirsi felice tra gli over 75.

Incastrati nella vita
Ma perché le persone di mezza età o comunque tra i 40 e i 49 sarebbero i più infelici? Secondo quanto emerso dall’indagine è perché chi si trova in questa fascia di età si sente come «incastrato nella vita», spremuto in mezzo a figli ancora a carico e magari anche a genitori da guardare o considerare. Il tutto condito dalle varie incombenze della vita: lavoro, famiglia ecc.

L’oasi della pensione
A quanto pare anche la pensione fa la sua parte. Dimentichiamoci dunque l’immagine del pensionato depresso perché non lavora più ma, anzi, prendiamo atto che i pensionati dell’indagine avevano due volte più probabilità di essere estremamente felici rispetto a quelli che erano ancora al lavoro: il 14 per cento contro il 7 per cento di questi ultimi. Se poi la pensione è arrivata già da un po’, sale anche la felicità: dopo 10 anni si arriva al 16 per cento che si dichiara estremamente felice. Insomma, la «via di mezzo», almeno in questo caso non è la migliore.