Ricercatore si contagia con il virus dell’HIV modificato in laboratorio. Scatta l'allarme
Un ricercatore, pare italiano, si contagia con un tipo di virus dell’HIV modificato in laboratorio. Il contagio forse per via aerea. Preoccupazione nei laboratori di tutto il mondo
ROMA – Dopo la preoccupazione nei laboratori di tutto il mondo per il caso di contagio di un ricercatore (forse italiano), da parte di un ibrido dell’HIV che stava manipolando, in molti hanno sollevato dubbi circa la necessità di questo genere di ricerca. In ogni caso, ora è scattato l’allarme.
Niente complotti
Qualcuno ha già suggerito che lo scienziato è stato contagiato dal retrovirus che stava studiando per un uso in guerra batteriologica, ma in molti hanno già smentito, ricordando che l’Hiv è da diverso tempo oggetto di manipolazione proprio per studiare gli effetti su certe malattie: per esempio lo si trasforma in vettore per il trasporto nelle cellule di geni o proteine capaci di sostituire quelli che causano malattie genetiche.
La faccenda però è inquietante
Il ricercatore in questione ha scoperto di essere sieropositivo quando ha donato il proprio sangue all’Ospedale San Gerardo di Monza. Il successivo sequenziamento del ceppo ha permesso di stabilire che il virus era lo stesso che stava manipolando in laboratorio, e che lo aveva infettato nonostante gli elevati standard di sicurezza seguiti in questo tipo di sperimentazioni. Se dunque il ricercatore non si è punto con una siringa, o non ne è venuto in contatto in altro modo con il virus (che tra l’altro è disattivato), come si è potuto infettare? La risposta, per quanto inquietante, è che forse lo ha respirato. Il virus era infatti stato «fuso» con il virus della stomatite vescicolare e questo nuovo ibrido avrebbe contagiato il ricercatore attraverso le mucose. In più, il nuovo virus infetta tutte le cellule dell’organismo e non soltanto quelle tradizionale bersaglio dell’Hiv.
Scatta l’allarme
La notizia del contagio si è diffusa al Congresso CROI (Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections) di Boston e, dal quel momento, i laboratori di tutto il mondo sono in stato di allarme. Secondo gli esperti vanno rivisti i parametri di sicurezza e i protocolli con cui si utilizzano nella terapia genica e si manipolano questo e altri virus disattivati. Il rischio è che certe manipolazioni sfuggano al controllo dell’uomo e che possano in qualche modo rivoltarsi contro, con effetti che forse non si riescono neanche a immaginare.