18 giugno 2021
Aggiornato 16:00
Il futuro nell’ibernazione. Scongelato il primo cervello

Scongelato il primo cervello. Niente danni e una porta aperta per l’ibernazione

Scienziati dopo aver ibernato un cervello di coniglio, lo scongelano. La procedura non ha causato danni all’organo, aprendo una possibile porta al sogno dell’ibernazione umana

CALIFORNIA ─ Il sogno mai sopito dell’ibernazione umana potrebbe divenire realtà dopo che un team di ricercatori californiani ha dapprima ibernato e poi scongelato un cervello di coniglio, senza che questo subisse dei danni.

Non è un film
Qualcuno forse ricorderà il film di Woody Allen «Il dormiglione» dove il protagonista è un ibernato improbabile e pasticcione. Film a parte, potersi «addormentare» in un tempo e risvegliarsi in un altro, magari molto più avanti potrebbe essere il desiderio di molte persone. E non solo per motivi di vanità o curiosità, ma anche perché si è magari affetti da una malattia oggi incurabile e aver la possibilità di attendere che si trovi appunto una cura.

Il primo successo
L’esperimento compiuto in questo senso dagli scienziati della californiana 21st Century Medicine ha avuto successo, e potrebbe un giorno far divenire realtà quanto oggi soltanto ipotizzato. Il dottor Gregory Fahy e il collega Robert McIntyre hanno pubblicato i risultati del loro lavoro sul Journal of cryobiology, mostrando come si è riusciti a proteggere il cervello animale dai danni da congelamento a -131 gradi Centigradi.

Al posto del sangue
Per proteggere le cellule cerebrali dalla disidratazione e della formazione di cristalli di ghiaccio, i ricercatori hanno sostituito il sangue con una sostanza a base di glutaraldeide. Un primo passo nel controllo dei numerosi danni che tuttavia provoca l’ibernazione. Ora si dovranno superare anche gli altri, e poi forse si potrà parlare di esperimenti con serie possibilità di riuscita su un intero organismo. Chi dunque avesse pensato di farsi ibernare dovrà farsene una ragione: per il momento è meglio continuare a surgelare gli alimenti e godersi fino in fondo la propria vita ─ pur con tutte le contraddizioni e gli alti e bassi che la contraddistinguono.