29 marzo 2020
Aggiornato 05:30
Diagnosi più infauste

Deficit cognitivo e scompenso cardiaco sono collegati

Un nuovo studio mostra che le persone con deficit cognitivo hanno molte più probabilità di ricevere una diagnosi peggiore di insufficienza cardiaca. I due disturbi sembrano essere legati a doppio filo: chi soffre di insufficienza cardiaca soffre anche di declino cognitivo

SIVIGLIA – Presentato all’Heart Failure 2015, l’incontro annuale della Heart Failure Association (HFA) e della Società Europea di Cardiologia (ESC) che si svolge dal 23 al 26 maggio a Siviglia (Spagna), un nuovo studio evidenzia come declino o deficit cognitivo e insufficienza cardiaca (o scompenso cardiaco) siano legati a doppio filo.

LEGATI – C’è dunque un filo che lega in modo drammatico deficit cognitivo e insufficienza cardiaca. Un legame che si traduce in una diagnosi più infausta e un elevato rischio di morte precoce. Ecco quanto scoperto da Hiroshi Saito, del Kameda Medical Centre di Kamogawa (Giappone) nel suo studio. «Le revisioni sistematiche hanno dimostrato che il deficit cognitivo è comune nei pazienti con insufficienza cardiaca cronica – ha spiegato Saito – tuttavia, l’impatto del deterioramento cognitivo sulla prognosi dei pazienti con insufficienza cardiaca non è noto».

LE PROVE – Le prove ottenute dai ricercatori hanno confermato il legame. Per lo studio sono stati coinvolti 136 pazienti di età uguale o superiore ai 65 anni con insufficienza cardiaca. L’intento era di valutare le presenza di disturbi cognitivi in tutti i pazienti prima della dimissione dall’ospedale. I pazienti sono stati divisi in due gruppi: quelli con disturbi cognitivi (punteggio inferiore 27 sulla MMSE) e quelli senza disturbi cognitivi (punteggio 27 o superiore). I risultati generali hanno rivelato che 101 pazienti (il 74%) avevano disturbi cognitivi. Dopo un follow-up di 161 giorni, 33 pazienti (24%) sono stati ricoverati o deceduti a causa di insufficienza cardiaca.

PROGNOSI PEGGIORE – I ricercatori hanno inoltre scoperto che la prognosi dei pazienti nel gruppo decadimento cognitivo era significativamente peggiore rispetto al gruppo di controllo. «Il nostro studio dimostra che il deterioramento cognitivo è comune nei pazienti anziani con insufficienza cardiaca – ha sottolineato Saito – che si verifica in tre quarti dei pazienti. Abbiamo anche scoperto che il deficit cognitivo è un predittore indipendente di prognosi peggiore nei pazienti anziani con insufficienza cardiaca, che avevano 7,5 volte più rischio di ricovero o morte per scompenso cardiaco». Il ricercatore ritiene che i medici dovrebbero essere consapevoli del legame tra le due patologie per poter fornire prevenzione e cure più mirate.

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