15 novembre 2018
Aggiornato 23:30

Il dl sicurezza al Senato, Salvini è «felice». Ma i dissidenti M5s lasciano l'Aula, Fdi si astiene

«Maggioranza forte, stabile e coesa, ne vado orgoglioso» dice Salvini. Ma nel M5s a qualcuno non piace proprio il «suo» decreto
Il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini nella sala stampa del Senato
Il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini nella sala stampa del Senato (Claudio Peri | ANSA)

ROMA - Sono iniziate le votazioni al Senato per l'approvazione del decreto sicurezza. I dissidenti del Movimento Cinque Stelle tengono duro e non votano la fiducia, scegliendo di lasciare l'Aula. Ad annunciare la propria scelta in dissenso dal gruppo sono stati Gregorio De Falco, Elena Fattori, Paola Nugnes, che hanno spiegato di voler dire no al provvedimento per continuando a sostenere l'azione dell'esecutivo «nel suo complesso». «Voto no a questo provvedimento ma continuo ad avere fiducia in questo governo», ha spiegato Nugnes. Elena Fattori ha definito «discutibile nel merito e nel metodo» il decreto Salvini, definendolo «uno spot elettorale» che «non garantisce sicurezza ma fa l'opposto. Non esiste nulla di tutto ciò nel contratto di governo. Non posso che dire no e uscire dall'Aula al momento del voto».

De Falco lascia ma non rompe
Più articolato l'intervento di De Falco: «Migliorare il decreto per renderlo un po' più aderente alla Costituzione e agli impegni internazionali assunti dal Paese, non era una facoltà ma un preciso dovere al quale la più alta carica dello Stato ci aveva richiamati. Questo Parlamento e in particolare questa maggioranza non può ritenere assolta la propria responsabilità in un grigio compito di ratifica sordo alle istanze istituzionali e insensibile alla valutazione degli effetti concreti del provvedimento». De Falco rassicura che continuerà anche lui a sostenere il governo nell'ambito della sua azione generale («Ho ascoltato con interesse il capogruppo, è per quei programmi che continuo a sostenerlo»), permane dunque il rapporto di fiducia col governo, nei suoi fondamenti e nelle sue aspettative «rimane immutato», ma allo stesso tempo deve tenere conto delle «gravi lesioni inferte all'ordinamento giuridico e potenzialmente anche alla sicurezza dei cittadini. Con serietà e ponderazione annuncio che non parteciperò al voto e lascerò l'Aula».

Salvini: «Governo non è a rischio»
Nonostante questo Matteo Salvini si dice «felice». Il decreto che porta il suo nome, forte dell'ok della Camera, è ora al Senato con ottime probabilità di riuscita. «Mi ero impegnato ad approvare questo decreto che porta più sicurezza nelle nostre città, che mette un argine all'immigrazione fuori controllo e rispedisce a casa furbetti e delinquenti» commenta. «Ci siamo. C'è un decreto sicurezza e immigrazione che sarà un passo in avanti». In un'intervista al Giornale Radio Rai il capo del Viminale non trattiene la soddisfazione. E rassicura anche sulla tenuta del governo: «C'è una maggioranza forte, stabile, coesa di cui vado orgoglioso». Il governo «non è assolutamente a rischio, manterrà uno per uno gli impegni presi con gli italiani, punto. Con buon senso e umiltà si risolve tutto».

Prescrizione da rispettare, ma...
Il leader della Lega è tornato anche sul nodo prescrizione che sta creando non poche tensioni dentro alla maggioranza, il che non significa certo rottura, ma instabilità sì. «La prescrizione? Io sono abituato a rispettare gli impegni presi. Nel contratto di governo c’è la riforma della giustizia e la riforma della prescrizione. L’unica cosa che non voglio è che ci siano processi eterni». Salvini chiarisce ancora una volta che la prescrizione «va cambiata, ma io voglio una giustizia che abbia tempi certi. Sono sicuro che troveremo una quadra, non litigheremo e porteremo a casa anche la riforma della giustizia».

Anche Fdi si astiene
Anche Fratelli d'Italia ha fatto sapere per bocca del capogruppo Luca Ciriani che si asterrà. Ciriani ha spiegato che il suo gruppo «è stato costretto» a questa scelta dall'atteggiamento della maggioranza, che riassume così: «Chi è dentro sta dentro ed è meglio non disturbi troppo, chi sta fuori non deve avvicinarsi». Ovvero «la maggioranza ha tentato di chiudersi a riccio e risolvere così i propri problemi». Ciriani ha ricordato i tentativi di Fdi di «migliorare il decreto», lamentando però che «tutti i nostri emendamenti sono stati bocciati, o sottoposti alla ghigliottina della copertura di bilancio o ritenuti inammissibili, quando emendamenti praticamente identici della maggioranza venivano ammessi». Un atteggiamento che determina «lo svilimento del ruolo del Parlamento: discutiamo solo di decreti sui quali viene poi posta la fiducia».