20 ottobre 2019
Aggiornato 05:00

Dl sicurezza, il governo metterà la fiducia (parola del M5s). L'Unhcr manda di nuovo un avvertimento

Secondo le prime indiscrezioni fatte trapelare dal M5s, il governo porrà la questione di fiducia. Il decreto scade il 3 dicembre

Migranti nel Cpt di Lampedusa
Migranti nel Cpt di Lampedusa ANSA

ROMA - E' partito in aula al Senato l'esame che porterà al voto sul dl Sicurezza fortemente voluto dal ministro dell'Interno, Matteo Salvini. L'esame è iniziato attorno alle 10.45 con l'illustrazione, da parte del relatore Stefano Borghesi, dei provvedimenti previsti dal Dl e la risposta dell'opposizione del senatore del Pd, Franco Mirabelli. Domani pomeriggio è prevista in Aula al Senato la presenza dello stesso ministro Salvini di ritorno dal suo viaggio in Ghana. Secondo le prime indiscrezioni fatte trapelare dal M5s, il governo porrà la questione di fiducia. Il decreto, che scade il 3 dicembre, contiene due decreti originari (sicurezza e immigrazione) voluti da Matteo Salvini e confluiti appunto in un unico decreto che prevede una stretta sul fronte immigrazione e sul fronte sicurezza.

L'Unhcr contro le procedure accelerate alla frontiera
E proprio oggi la sezione italiana dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) richiama l'attenzione sull'impatto che i nuovi provvedimenti potrebbero avere sul sistema di accoglienza e asilo in Italia. "Qualora fossero approvati nella loro forma attuale - dice - questi potrebbero influire negativamente sull'accesso alla protezione e ai diritti dei richiedenti asilo e rifugiati in Italia». Ricordando come «qualsiasi nuovo provvedimento debba essere conforme alla Convenzione di Ginevra, alla normativa internazionale e agli standard europei esistenti», l'Unhcr Italia spiega che, come già esplicitato nelle osservazioni e raccomandazioni dettagliate inviate al Governo e al Parlamento nelle ultime settimane, intravede un rischio in particolare rispetto alle nuove misure relative alla detenzione amministrativa in attesa dell'identificazione o dell'espulsione, le cosiddette procedure accelerate alla frontiera, e le domande d'asilo reiterate. Questi nuovi provvedimenti, nella formulazione attuale, secondo l'Unhcr non fornirebbero «garanzie adeguate», soprattutto per le persone vulnerabili e quelle con esigenze particolari, come per esempio le persone che hanno subito abusi e torture.

Il rischio dei centri d'accoglienza
Inoltre - prosegue l'agenzia dell'ONU - gli standard e i servizi offerti nei centri di prima accoglienza dovranno essere garantiti. «Questo - sostiene - è particolarmente vero poiché ora tali centri ospiteranno tutti i richiedenti asilo (tranne i minori non accompagnati) per l'intera durata della procedura d'asilo». Questi centri sono spesso sovradimensionati, sovraffollati e relegati in zone remote, lontane dai servizi di base, e inadeguati a rispondere alle reali esigenze delle persone accolte, che hanno spesso subito indicibili sofferenze non solo nel loro Paese di origine, ma anche durante il lungo e pericoloso viaggio verso l'Italia. «È fondamentale aiutare i nuovi arrivati ad adattarsi, integrarsi e partecipare pienamente alla vita culturale, sociale e economica dell'Italia, anche attraverso l'accesso a diritti fondamentali quali l'istruzione, il lavoro, la salute, l'abitazione. Questo processo comincia al loro arrivo».

Il modello Sprar
Ma c'è anche un altro punto. L'Unhcr raccomanda che siano conservati gli standard nel sistema di seconda accoglienza per i beneficiari di protezione internazionale, casi speciali e minori non accompagnati. «L'ex Sprar è un modello di buone pratiche di integrazione, ed è nell'interesse non solo dei rifugiati ma anche delle comunità che li ospitano che questo sia mantenuto». Infine l'agenzia delle Nazioni Unite prende atto dell'intenzione del Governo di regolamentare la protezione umanitaria, ma si aspetta un approccio aperto all'applicazione delle nuove norme per garantire un sostegno alle persone più vulnerabili.

«Fate la cosa giusta»
L'Unhcr - si legge nella nota - è profondamente impegnata nel promuovere la creazione di una società equa e inclusiva, dove la dignità di ogni donna, uomo e bambino sia garantita. Pertanto, monitorerà attentamente l'impatto dei nuovi provvedimenti sulle persone sotto il suo mandato. Molti richiedenti asilo, rifugiati e apolidi in tutto il Paese sono preoccupati per l'impatto negativo dei nuovi provvedimenti sulla loro situazione individuale. In mezzo al dibattito travagliato ancora in corso, «è importante che i rifugiati siano visti non come una questione politica, ma come persone, parte della comune famiglia umana, e che si approvino leggi che portino all'effettivo miglioramento della condizione di tutti. I legislatori sono ancora in tempo per fare la cosa giusta, non solo per i richiedenti asilo e rifugiati, ma anche in nome della lunga e orgogliosa tradizione dell'Italia di rispetto dei diritti umani».