18 giugno 2019
Aggiornato 16:30
Terrorismo

Il marocchino arrestato a Cuneo «un esempio di scuola del terrorismo homegrown»

Attivo sui social, svolgeva attività di propaganda jihadista e inneggiava al martirio

Un fermo immagine tratto da un video dei Carabinieri mostra un momento dell'operazione che ha portato all'arresto di un cittadino marocchino sospettato di terrorismo
Un fermo immagine tratto da un video dei Carabinieri mostra un momento dell'operazione che ha portato all'arresto di un cittadino marocchino sospettato di terrorismo ( ANSA )

ROMA - Di nuovo Piemonte, di nuovo un fermo per presunti legami con il terrorismo islamico. I carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Cuneo hanno eseguito un fermo nei confronti di un marocchino residente in Italia. Al centro delle indagini, coordinate dalla procura distrettuale di Roma, le attività criminali di un soggetto «gravemente indiziato di istigazione a delinquere per finalità di terrorismo e partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo». L’attività di indagine ha consentito di accertare come I.H., marocchino 19enne residente nel comune di Fossano, attraverso i suoi numerosi account social (Facebook, Instagram, Twitter) abbia propugnato, rilanciandola, una intensa propaganda jihadista inneggiante al martirio, alla ricompensa che Dio concederà alla comunità dei musulmani impegnati nel jihad, alla punizione che la stessa riserverà ai miscredenti, esaltando le gesta, il valore ed il coraggio dei combattenti in nome di Allah.

Alcune delle frasi shock
Tra le frasi più significative censite su alcuni dei suoi canali Facebook, si legge in una nota dei carabinieri, meritano di essere richiamati i riferimenti alla morte nella concezione dello shahid, per il quale "è deprimente morire di vecchiaia» e quello al destino che la divinità ha in serbo per coloro che non credono nella parola di Allah «…Ai miscredenti saranno destinati giorni neri che faranno imbiancare i capelli ai bambini…» impegnati a «…toglierci la luce senza sapere che siamo l’oscurità…». Era proprio sulla base di queste iniziali emergenze che si è avviato il lavoro investigativo concretizzatosi nel monitoraggio dell’interessato e della sua cerchia relazionale con l’obiettivo di verificare i legami di I.H. con gli ambienti del terrorismo confessionale. Avviate penetranti indagini, sviluppate facendo ricorso alle più recenti tecnologie applicate alle investigazioni, si è giunti ad affermare con estrema sicurezza l’adesione dell’indagato alle tesi della narrativa islamista filo-terrorista, ipotesi testimoniata dalla recente individuazione di un ulteriore profilo Facebook (reso anonimo nelle indicazioni personali e delocalizzato nei riferimenti geografici che contiene), collegato direttamente a blog e comunity Facebook intrise di retorica jihadista.

"Un esempio di scuola del terrorismo homegrown»
I.H., prosegue la nota dei carabinieri, è un «esempio di scuola» del cosiddetto «terrorismo homegrown», una minaccia estremamente insidiosa e complicata da contrastare perché si origina, prende forma e si sviluppa tra le pareti di casa, dove il soggetto si avvicina alle tesi del terrorismo, ne rimane affascinato e aderisce al programma dell’organizzazione di riferimento ponendo in atto condotte funzionali all’attuazione del programma criminale della stessa struttura. L’escalation della radicalizzazione di I.H., ribattezzatosi Ilyass El Magrebi, si avvia a febbraio di quest’anno, allorquando si riescono a documentare non solo intense navigazioni internet -effettuate per lo più in orario notturno- su siti contenenti materiale di propaganda direttamente riferibile al Daesh, ma anche attraverso l’assunzione di comportamenti emulatori della gestualità tipica dei mujaheddin.

Escalation di radicalizzazione
Emblematiche ed estremamente preoccupanti, in tal senso, sono state le immagini acquisite direttamente all’interno dell’abitazione di Ilyass in cui assume le gestualità tipiche dei miliziani-terroristi del DAESH, di cui visionava i filmati. Negli ultimi giorni l’adesione di I.H. alle tesi del terrorismo si è fatta ancora più esplicita allorquando, su uno dei profili riconducibili al giovane, è stata postata quale «immagine di sfondo» la foto suggestiva di un Corano esposto alla luce di un cielo stellato su una distesa di sabbia, contenente un riferimento diretto al Daesh. Negli stessi frangenti veniva modificato anche lo «stato» del profilo attraverso l’implementazione di una frase evocativa della protezione di Dio e della buona sorte nell’accingersi ad affrontare una nuova sfida.