Emergenza sicurezza

La storia di Salvatore: 6 anni di carcere per aver sparato a un ladro in casa (di notte)

«Lo uccisi, poi chiamai la polizia. Fui accusato di omicidio volontario, ebbi un processo, fui condannato»: a parlare in una intervista al Mattino dopo l'approvazione da parte della Camera della legge sulla legittima difesa Migliardi, napoletano di 47 anni. «Per difendere me e la mia ex moglie, ho perso lavoro e famiglia»

NAPOLI - «Gli sparai e lo uccisi, poi chiamai la polizia. Fui accusato di omicidio volontario, ebbi un processo, fui condannato»: a parlare in una intervista al Mattino dopo l'approvazione da parte della Camera della legge sulla legittima difesa Salvatore Migliardi, napoletano di 47 anni che il 19 settembre 1991 uccise un uomo entrato alle nove di sera nella sua casa di Lettere armato di pistola.

Ho perso lavoro e famiglia
Salvatore riuscì a disarmare l'uomo e fece fuoco, per questo: «Ho scontato 6 anni, 7 mesi e 8 giorni tra Poggioreale e Secondigliano. Ora risulto con un pesante precedente penale, abbandonato dallo Stato. Per difendere me e la mia ex moglie, ho perso lavoro e famiglia». Secondo il 47enne la giustizia è stata così inflessibile con lui perché: «Il mio avvocato presentò in ritardo la domanda d'appello e divenne definitiva la sentenza che, con le attenuanti concesse a un incensurato, fu di 9 anni e 4 mesi. Difendermi mi è costato 40 milioni di lire di onorari per l'avvocato».

Una famiglia sfasciata
L'esperienza del carcere, conclusasi nel 2002 ha sconvolto la vita di Salvatore, che lavorava come chef e ora ha dovuto reinventarsi come autista di camion. Oltre al lavoro Salvatore ha perso la moglie di allora, con la quale ha avuto una figlia, e ha trovato una nuova compagna dalla quale ha avuto un'altra figlia.

Rifarei tutto
Ciò nonostante Salvatore è sicuro di aver agito nel giusto e non ha mai esitato della bontà delle sue azioni: «Rifarei quello che feci allora, anche con le stesse norme. Ho dovuto difendermi da solo, dov'era lo Stato quel giorno?».

La nuova legge
Con le nuove regole sulla legittima difesa, se non verranno modificate al Senato, viene specificato che si considera legittima difesa la reazione a un'aggressione in casa, in negozio o in ufficio commessa di notte o all'introduzione con violenza, minaccia o inganno. Resta comunque ferma la necessità che vi sia proporzione tra difesa e offesa e l'attualità del pericolo. Già oggi si presume che vi sia proporzione se la difesa anche con armi riguarda un'aggressione domiciliare che mette in pericolo la propria o l'altrui incolumità oppure, ma in questo caso solo quando non vi è desistenza e vi è pericolo di aggressione, se si difende il proprio patrimonio.