29 settembre 2020
Aggiornato 12:30
Conferenza stampa alla Camera

10mila manifesti a Roma per Dino Budroni

Dino Budroni fu ucciso da un colpo esploso da un poliziotto nel 2011, al termine di un inseguimento sul Gra. Tre anni dopo, l'agente veniva assolto, ma la famiglia va avanti nella battaglia per la giustizia di Dino

ROMA - «Dino è morto con le mani alzate dopo lo sparo di un poliziotto». Ecco cos'è successo a Dino. Abbiamo visto la città tappezzata di manifesti che ci chiedevano se sapessimo cosa fosse successo a Dino e la risposta è arrivata oggi, in occasione di una conferenza stampa tenuta alla Camera dei Deputati dall'avvocato Fabio Anselmo, Luca Blasi di Acad (Associazione contro gli abusi in divisa), il deputato di Sinistra italiana Daniele Farina e Claudia, la sorella di Dino.

Chi è Dino
Sì, perché Dino esiste davvero. Dino è Bernardino Budroni, 40enne romano di Fonte Nuova ucciso da un colpo esploso dalla pistola di un agente nel luglio del 2011, all'altezza della Nomentana, al termine di un inseguimento sul Raccordo. La conferenza stampa è stata organizzata per puntare l'attenzione sulla storia di Dino e, soprattutto, sull'assoluzione in primo grado per omicidio colposo del Carabiniere che esplose il colpo.

Assoluzione inaccettabile
«Non accettiamo la sentenza di assoluzione che ha stabilito che gli spari, in quelle circostanze concitate, sono stati un errore scusabile. Anche la Procura ha impugnato quella sentenza con parole dure». A pronunciare queste parole è Anselmi, avvocato della famiglia di Dino, che spiega le dinamiche della morte del 40enne: a causare la morte di Dino è stato un colpo sparato ad altezza d'uomo e «con una traiettoria diretta che ha trapassato i polmoni ed è arrivata al cuore». La famiglia vuole dimostrare l'«insussistenza dei presupposti su cui si basa l'assoluzione». Da una parte «la velocità delle auto al momento degli spari» e dall'altra «la rapida successione dei colpi». Come spiega l'avvocato Anselmi, le auto al momento degli spari erano ferme: l'auto di Dino «con il freno a mano tirato e la prima marcia inserita». Il secondo colpo esploso dall'agente non sarebbe stato frutto di un errore.

Troppi elementi non presi in considerazione
Come spiegano da Acad, «l'iniziativa nasce per aumentare l'attenzione sulla morte di Budroni e sul processo d'appello che inizia lunedì». «Abbiamo chiesto una nuova perizia sulla modalità in cui sono stati esplosi i due colpi, riteniamo che gli spari non siano in rapida successione», commenta l'avvocato Anselmo. «Troppi elementi nel corso del processo sulla morte di mio fratello non sono stati presi in considerazione e io mi auguro che lunedì i fatti di questa storia vengano considerati in maniera più seria e limpida». Il sentimento è quello della «rabbia perché in queste circostanze ci si dimentica sempre delle famiglie a cui non resta che studiare le loro morti», afferma con rabbia la sorella Claudia. La conferenza stampa arriva alla vigilia della prima udienza del processo d'appello, che si avvierà il prossimo 4 aprile.