29 settembre 2020
Aggiornato 22:30
La tragedia sabato scorso

Colpisce a morte il compagno con una katana: «Non volevo ucciderlo»

Valentina Aguzzi, la donna di 44 anni che ha provocato la morte del compagno 40enne con un colpo di katana, continua a ripetere che si è trattato di un errore: «Era solo un litigio»

MILANO - Una lite banale che finisce in tragedia. E' successo a Milano, dove, lo scorso sabato una donna ha inferto un colpo di katana - la spada degli antichi samurai giapponesi - al compagno. «Era solo un litigio, non volevo ucciderlo». Non si è spostata di un millimetro Valentina Aguzzi, la donna di 44 anni che sabato scorso ha ucciso il compagno, il 40enne Mauro Sorboli, colpendolo alla gamba con un colpo di katana che gli ha reciso l'arteria femorale. La donna è stata ascoltata questa mattina nel carcere di San Vittore dal gip di Milano Stefania Pepe, che nelle prossime ore (il verdetto è atteso per domani) dovrà stabilire se convalidare l'arresto. La sua versione dei fatti resta la stessa già fornita nelle ore immediatamente successive al delitto agli inquirenti dell'ufficio prevenzione generale della Questura di Milano.

L'ennesima lite
Da quanto si è saputo, Aguzzi e Sorboli non erano conviventi. Si frequentavano da qualche tempo, ma ognuno di loro viveva a casa propria. Lei è madre di due figli e perciò quando si incontravano lo facevano nell'abitazione di lui, in Via Filippo Carcano, a due passi dalla vecchia fiera campionaria. La tragedia di sabato è stata la conseguenza dell'ennesima lite. Nell'interrogatorio la donna ha spiegato che la sua intenzione non era quella di uccidere il compagno, ma di ferirlo lievemente. Non a caso, lo ha colpito con un fendente scagliato non al cuore o al collo, ma in un punto non vitale del corpo come la porzione di gamba appena sopra il ginocchio. Un taglio di katana risultato comunque fatale per la vittima: la lama gli ha lacerato l'arteria femorale e l'uomo nel giro di pochi minuti è morto dissanguato.

Accusa di omicidio volontario
L'accusa, per il momento, resta quella di omicidio volontario con dolo eventuale. Secondo il pm Colangelo, la donna doveva tenere in conto delle conseguenze negative che il suo gesto avrebbe potuto provocare. Per il suo difensore, l'avvocato Giovanni Lucido, si è invece trattato di omicidio preterintenzionale. Per avere un quadro più dettagliato sulla dinamica dell'incidente bisognerà attendere l'esito dell'autopsia: un accertamento disposto dagli inquirenti soprattutto per verificare quanto sono profonde le ferite da taglio provocate dalla lama giapponese e, da queste, verificare il grado di attendibilità della versione fornita dalla donna. Soltanto una volta che i risultati dell'esame autoptico saranno arrivati sulla sua scrivania, il pm Colangelo deciderà se derubricare l'accusa da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale o se non modificare il capo d'imputazione.