7 giugno 2020
Aggiornato 02:30
Le testimonianze di detenuti e carbinieri

Cucchi, pm: subì violento pestaggio in stazione carabinieri

E' stato chiesto un incidente probatorio per una nuova perizia medico legale. Cucchi fu oggetto di un pestaggio nelle more di una attività di fotosegnalamento nella stazione carabinieri di Casilina, da parte dei militari dell'Appia, dopo che lo stesso giovane geometra fermato per detenzione e spaccio di droga avrebbe dato uno schiaffo ad un maresciallo

ROMA - La Procura di Roma chiede un incidente probatorio nell'ambito dell'inchiesta bis sulla morte di Stefano Cucchi. Con una istanza di 55 pagine i pubblici ministeri fanno istanza al gip affinché «nomini un perito al fine di stabile la natura e l'effettiva portata delle lesioni patite da Stefano Cucchi, così come documentate, rivalutando, all'esito, l'intero quadro di lesività, anche ai fini della sussistenza o meno di un nesso di causalità fra le lesione patite da Cucchi e l'evento morte».

Il pestaggio alla stazione carabinieri di Casilina
Cucchi morì nel padiglione penitenziario dell'ospedale 'Sandro Pertini' alle 6 del mattino del 22 ottobre 2009. Come ricordato nel documento firmato dal pm Giovanni Musarò e dal procuratore Giuseppe Pignatone nel processo principale tutti gli imputati (sei medici, tre infermieri e tre agenti penitenziari) sono stati assolti con la formula più ampia prevista e sono in attesa del giudizio della Cassazione. Il dato che salta agli occhi è quello riportato dai pm, secondo cui Cucchi fu oggetto di un pestaggio nelle more di una attività di fotosegnalamento nella stazione carabinieri di Casilina, da parte dei militari dell'Appia, dopo che lo stesso giovane geometra fermato per detenzione e spaccio di droga avrebbe dato uno schiaffo ad un maresciallo.

Pestaggio violentissimo
«Nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009 - si spiega - Stefano Cucchi fu sottoposto ad un violentissimo pestaggio da parte dei Carabinieri appartenenti al comando stazione Appia». Indagati nel procedimento sono cinque carabinieri. In particolare si tratta di Alessio Di Bernardo, Raffaele D'Alessandro e Francesco Tedesco. Il pm Musarò contesta le accuse, a seconda delle singole posizione, di lesioni aggravate, falsa testimonianza, abuso di autorità, false informazioni a pubblico ministero.

Tutti videro come era stato conciato
«Tutti i carabinieri che ebbero modo di vedere Stefano Cucchi nella mattinata del 16 ottobre nei locali del comando di Tor Sapienza hanno concordemente riferito che» il giovane geometra «era sofferente, aveva il viso gonfio ed evidenti difficoltà di deambulazione». Questo dato è riportato dai pubblici ministeri di Roma nella richiesta di incidente probatorio fatta al giudice delle indagini preliminari nell'ambito dell'inchiesta bis sulla morte di Cucchi, avvenuta il 22 ottobre del 2009 ad una settimana dall'arresto per spaccio di droga. Il pm Giovanni Musarò elenca 20 militari dell'Arma che sono stati ascoltati come testimoni e che hanno fornito elementi utili. Insieme con i consulenti della famiglia Cucchi, alcuni rappresentanti della polizia penitenziaria e dei detenuti, è stato possibile ricostruire tutti i passaggi compiuti da Cucchi dopo l'arresto e le vicissitudini che ha passato. 

Stefano disse a compagno di cella del pestaggio
Un detenuto del centro clinico di Regina Coeli nel novembre del 2014 ha riferito agli inquirenti della Procura di Roma che «non appena vide il viso tumefatto e gonfio di Stefano, gli chiese chi lo avesse ridotto in quelle condizioni, poiché gli sembrava evidente che fosse stato picchiato». Il detenuto spiega: «Ricordo che il Cucchi aveva il viso gonfio, era evidente che era stato picchiato. Aveva tutto il viso gonfio, anche all'altezza del naso. Intendo precisare che in passato ho visto tante persone picchiate, ma non avevo mai visto nulla del genere». Cucchi - secondo le parole del carcerato - gli spiegò di essere stato picchiato dai carabinieri all'interno della prima caserma in cui era transitato la notte del suo arresto. «Aggiunse che era stato picchiato da due carabinieri in borghese, mentre un terzo carabiniere, in divisa, diceva agli altri di smetterla. Proseguendo Cucchi raccontò che il militare poi informò un superiore e lui fu trasferito altra stazione dell'Arma».

(con fonte Askanews)

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