19 giugno 2019
Aggiornato 05:30
Giustizia

Brillante operazione della polizia di Stato di Vercelli

Gli agenti hanno eseguito alcune misure cautelari nei confronti di due persone, accusate di aver fabbricato documenti falsi e di minacce. Z.I., pregiudicato classe ‘58, nato a Palermo e domiciliato a Carmagnola (To) è stato posto in arresto nella sua abitazione mentre, S.M., incensurato classe 75, nato in Marocco, residente a Torino, dovrà rispettare l'obbligo di dimora

VERCELLI – Brillante operazione della polizia di Stato di Vercelli che si è conclusa con gli agenti che hanno eseguito due misure cautelari nei confronti di due persone, accusate di aver fabbricato documenti falsi e di minacce.

LE MISURE - Z.I., pregiudicato classe ‘58, nato in provincia di Palermo, residente a Milano ma di fatto domiciliato a Carmagnola (To) è stato posto in arresto nella sua abitazione mentre, S.M., incensurato classe 75, nato in Marocco, residente a Torino, dovrà rispettare l'obbligo di dimora, come disposto dal Tribunale di Vercelli.

INDAGINI PARTITE DA UNA DENUNCIA - I due sono stati identificati dopo mesi di indagini partite nel maggio scorso quando si presentò in Questura a Vercelli B.A., classe 62, nata in Marocco, ma residente in città per denunciare di essere stata truffata da alcune persone. La donna raccontò di essere stata tratta in inganno con la promessa di un contratto di lavoro regolare a favore della sorella, residente in Marocco, mediante un nulla osta al lavoro stagionale, apparentemente emesso dallo Sportello Unico dell’immigrazione di una Prefettura del Veneto. I soggetti a qui si era rivolta inoltre avevano minacciato ritorsioni nel caso in cui non avesse provveduto alla corresponsione di quanto pattuito: circa 4mila 500 euro. La marocchina pagò tutto, anche mossa dalla paura.

IL DOCUMENTO CONTRAFFATTO - I due criminali avevano fornito alla donna un documento firmato da un funzionario mai esistito, su un modello cartaceo che non era più in uso da circa 2 anni, sostituito da procedure informatiche e con un timbro «PREFETTURA UTG di …» difforme, in alcuni particolari, da quello realmente in uso presso l'ufficio emittente. Successivi accertamenti hanno poi confermato l’incongruenza dei dati presenti nella documentazione così da avvalorare la falsità, tra l’altro dichiarata anche dal Consolato Generale d’Italia di Casablanca. Nel frattempo, grazie a dati forniti dalla vittima, e ad una serie di accertamenti di polizia giudiziaria, venivano identificati i due principali responsabili delle condotte criminose.