30 ottobre 2020
Aggiornato 02:00
CRI di Vercelli

La Croce Rossa di Vercelli deve 273.500 ai dipendenti

Erano stati assunti a tempo determinato ma non sono stati trattati da dipendenti «normali». A loro non era stato concesso il salario accessorio. Ora la CRI di Vercelli dovrà restituire loro i soldi

VERCELLI - La Croce Rossa dovrà pagare 273.500 euro di arretrati ai dipendenti a tempo determinato che non hanno ricevuto il salario accessorio. Lo ha stabilito una sentenza del Tribunale di Vercelli.

La causa
Erano gli unici a lavorare nella sede vercellese, in assenza di personale a tempo indeterminato, ma non erano trattati come dipendenti ordinari. Per questo, un’impiegata e nove autisti/barellieri, tutti assunti a tempo determinato in Croce Rossa, hanno chiamato in causa l’Ente, nel 2013, per i compensi incentivanti previsti dal Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro ma che non hanno mai percepito.

Si tratta di discriminazione retributiva
La discriminazione retributiva ha trovato riscontro, secondo la sezione Civile-Lavoro di Vercelli, in un decreto che riconosce al lavoratore a tempo determinato «Ogni trattamento in atto previsto per i lavoratori con contratto a tempo indeterminato comparabili, ovvero inquadrati nello stesso livello e nello stesso contratto nazionale che istituisce, presso ciascun ente del comparto pubblico, un Fondo per i trattamenti accessori».

Anche l'Europa a supporto dei lavoratori
A supportare le recriminazioni avanzate dagli ex precari, è intervenuta anche l’Europa con una Direttiva che sancisce che «I lavoratori a tempo determinato non possono essere trattati in modo meno favorevole dei lavoratori a tempo indeterminato esclusivamente in ragione del loro rapporto di lavoro temporaneo».

Le ragioni della CRI non sono valide
L’unica eccezione, spiega infine la Cgil, potrebbe essere rappresentata da ragioni oggettive, ma quelle avanzate dalla Croce Rossa nel contenzioso, ovvero «l’impossibilità di valutare i risultati conseguiti rispetto a obiettivi professionali determinati data la temporaneità del rapporto di lavoro», non sono state ritenute valide dal giudice Elisa Scorza che ha inoltre verificato come la discriminazione salariale fosse già cessata nel 2011, quando la Croce Rossa ha cominciato a corrispondere i compensi anche ai dipendenti a tempo determinato.