20 gennaio 2021
Aggiornato 08:00
Strozzini

Lecce: 4 in manette per usura, a capo un direttore di banca

I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria hanno eseguito 4 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari e sequestrato beni stimati in 10 milioni di euro

LECCE - Con l'operazione "Bad Cheque" la Guardia di Finanza ha stroncata un'organizzazione usuraia attiva a Lecce. I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria hanno eseguito 4 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari e sequestrato beni stimati in 10 milioni di euro nei confronti di un'associazione per delinquere finalizzata all'usura e all'estorsione.

A CAPO UN DIRETTORE DI BANCA - Le indagini sono state avviate in seguito alle denunce sporte da alcune vittime e hanno smascherato un'associazione a delinquere capeggiata dal direttore di un istituto finanziario di Lecce, composta dagli stessi dipendenti dell'istituto, per lo più legati da vincoli di parentela. Le investigazioni, condotte dal Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata di Lecce ed eseguite anche mediante intercettazioni telefoniche, hanno evidenziato come la banda criminale avesse posto la propria base operativa all'interno della società di intermediazione finanziaria, per mezzo della quale riusciva ad avvicinare imprenditori della zona in grave stato di bisogno ed a cui era di norma precluso l'accesso agli ordinari canali bancari, proponendo finanziamenti a tassi di interesse elevatissimi, anche superiori al 140% annuo, mediante lo "sconto" di assegni post-datati e l'acquisizione di idonee garanzie, quali cambiali, assegni emessi da terzi garanti e, spesso, anche beni immobili di rilevante valore come abitazioni o locali commerciali. Le vittime erano per lo più residenti nei comuni di Neviano, Nardò, Galatone, Gallipoli, Parabita e Galatina: non potendo corrispondere puntualmente gli elevati interessi erano costrette a sostituire gli assegni non coperti alla scadenza con nuovi titoli, coinvolgendo nel torbido e vorticoso meccanismo parenti od amici, il tutto a vantaggio del sodalizio che così vedeva accrescere la propria influenza ed il relativo giro d'affari illecito. Per ottenere il pagamento degli interessi gli indagati facevano ricorso alla minaccia di azioni esecutive sui titoli offerti in garanzia o sui beni delle vittime, così ponendo in essere vere e proprie estorsioni ai danni dei malcapitati. La ricostruzione dei fatti oggetto di indagine, che ha interessato il periodo compreso tra il 2008 ed il 2012, ha consentito di individuare diversi episodi usurai ai danni di 8 persone e di determinare le somme complessivamente concesse in prestito in oltre 4,4 milioni di euro. 

IL CLAN DELLA SACRA CORONA UNITA - Gli accertamenti svolti sulla compagine societaria dell'istituto e sulla sua clientela hanno inoltre consentito di rilevare che, negli anni passati, alcune operazioni di sconto assegni erano state eseguite anche a vantaggio di esponenti del clan Coluccia della Sacra corona unita e che taluni esponenti di rilievo della consorteria avevano detenuto, nel tempo, direttamente o per il tramite di congiunti, quote di partecipazione nella finanziaria. Inoltre è stato accertato che la società operava senza le autorizzazioni di legge, come una vera e propria banca, procedendo nella raccolta abusiva del risparmio da ignari clienti che affidavano i propri averi all'istituto accendendo libretti personali di deposito. Con tale ulteriore raccolta di danaro il sodalizio finanziava le proprie attività illecite investendo le disponibilità nelle attività usuraie. All'esito delle investigazioni è stato anche disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca dell'ingente patrimonio accumulato dall'organizzazione, complessivamente stimato in oltre 10 milioni di euro, per la cui ricostruzione è intervenuto in supporto anche il Servizio Centrale Investigativo Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza di Roma. Si tratta di una società di capitali; tre locali commerciali; quattro appartamenti, tre dei quali muniti di box; cinque autoveicoli; 18 rapporti bancari/postali. L'istituto finanziario e gli altri beni posti sotto sequestro sono stati affidati all'amministrazione di un custode giudiziario appositamente nominato dal Tribunale di Lecce.