18 novembre 2019
Aggiornato 04:00
Pavoni, domande e risposte

A Roma case chiuse a cielo aperto

Numerosi sindaci del Nord raccolgono le firme per un referendum contro la legge Merlin. Intanto a Zurigo sono partiti i box del sesso

Ciao amici del Diario del Web avete passato buone vacanze, io penso di sì. O vogliamo incominciare a lamentarci anche delle vacanze ? Io, non ci crederete, una parte del mio tempo l’ho trascorsa pensando a voi. Si, a volte i miei amici facevano la faccia perplessa, ma io li rassicuravo: mi sto guardando in giro, dicevo, per cogliere argomenti, dubbi, interrogativi da sottoporre a Gianni Manuel e ai suoi ascoltatori. La prova che non ho perso tempo? Eccola, anzi tenetevi forte poiché per riprendere il dialogo con voi ho scelto un tema scottante, da solleone, insomma, decisamente hard. La faccio breve. La domanda è: per togliere la prostituzione dalle strade l’unica soluzione è riaprire le case chiuse?

Alcuni sindaci del Veneto, ma anche il sindaco della abruzzese Montesilvano, non solo ne sono convinti, ma sono passati ai fatti raccogliendo le firme per indire un referendum che cancelli la legge Merlin, la legge che porta il nome della signora a cui riuscì la non facile impresa di spalancare porte e finestre delle case chiuse nel lontano 1958.
Fu una vittoria saluta da molti come un passo avanti dell’Italia verso la civiltà, ma se chiedete in famiglia a padri e nonni non sorprendetevi se qualcuno vi parlerà anche di molte lacrime versate da parte di chi si rammaricò per un mondo che stava per scomparire dove studentelli, giovani soldati, e vecchi viziosi avevano condiviso le emozioni low cost offerte da giovani donne che lo scrittore Dino Buzzati non esitò a definire come «una categoria di donne a parte, quasi come appartenenti ad una milizia o a un ordine religioso».
Romanticherie da incalliti frequentatori di casini, sebbene imbellettate di letteratura? Sicuramente sì. Ma andate a chiedere cosa ne pensano della prostituzione sui marciapiedi a quei padri di famiglia del quartiere Eur di Roma, diventato, nonostante le multe e i proclami dell’ex sindaco Alemanno, una sorta di casino a cielo aperto con roulotte e bus a due piani trasformati in case di appuntamento posteggiate e frequentate a tutte le ore a ridosso di palazzi e abitazioni.

A Zurigo per risolvere il problema da alcune settimane si sono inventati una sorta di drive in del sesso, con le automobili che si infilano in box riservati, lontani da occhi indiscreti, con tanto di sistemi di allarme in caso di pericolo, docce e spogliatoi.
Vogliamo fregarcene di quello che fanno a Zurigo? Va bene, ma come la metti la metti, la domanda resta: vogliamo lasciare tutto com’è o vogliamo rivedere una legge a distanza di 55 anni alla luce delle esperienze maturate in questo mezzo secolo? Fateci sapere come la pensate. Io intanto vi dico come la penso io: ci sto che il debito pubblico gravi sulle spalle anche dei miei nipoti, altrimenti, per risolverlo, ci dovremmo vendere anche il Colosseo, e la madonnina di Milano, ma possibile che non riusciamo a risolvere nemmeno il problema dei travestiti mezzi nudi sotto casa?

Cogliete l’attimo ragazzi, a domani.