12 luglio 2020
Aggiornato 02:30
Il caso Vaticano

Gianluigi Nuzzi: Il tema della corruzione non è più tabù

Intervista al conduttore degli «Intoccabili», in onda su La7, sul «Futurista quotidiano»: Da noi informazione puntuale e giornalismo d'inchiesta

ROMA - «La corruzione nel Vaticano non è più un tabù». Così Gianluigi Nuzzi, conduttore degli Intoccabili, in onda su «La7», che in un'intervista sul Futurista quotidiano di oggi mette l'accento sulla riscoperta di un giornalismo di inchiesta che non sia sinonimo di attività politica, ma con l'attenzione puntata solo alla bontà della notizia. L'occasione è la puntata della sua trasmissione sugli scandali finanziari del Vaticano, che ha provocato la reazione della Santa Sede, accusando lo stesso Nuzzi di fare disinformazione.

«Noi affrontiamo storie - riflette l'autore del libro-inchiesta Vaticano Spa - senza puntare preventivamente contro qualcuno, ma posizionandoci in quel giornalismo d'inchiesta che reputo un privilegio nel panorama editoriale. Oggi per la prima volta nella storia della Santa Sede abbiamo la possibilità di conoscere questi fatti in quanto abbiamo reso pubblico quel carteggio». Il riferimento è a una lettera inviata da mons. Viganò al segretario di stato e allo stesso Pontefice, in cui erano contenuti dettagli di operazioni finanziarie poco chiare. «Credo che il risentimento del Vaticano - aggiunge - sia comprensibile proprio per questo, perché si tratta di documenti inediti e esplosivi che hanno in sé questa forza. Ho riportato alcuni documenti tra cui una serie di lettere che monsignor Viganò ha inviato al cardinal Bertone e al Pontefice. Un vescovo, quindi un alto prelato, denuncia una serie di vicende di corruzione, di privilegi che appaiono così come lui li prospetta al Papa stesso. Il passaggio successivo è che questo vescovo oggi è nunzio apostolico negli Stati Uniti, ovvero un incarico molto rilevante. Quindi delle due l'una: o ciò che ha denunciato è vero e allora non si comprende perché sia stato spostato. O quello che lui ha denunciato è falso, e non si capisce perché abbia avuto un incarico così prestigioso».

Ma cosa significa accendere un fascio di luce sui cosiddetti intoccabili? «Sollevare un vespaio e non mi sorprende affatto. L'importante è dare un'informazione puntuale, come abbiamo cercato di fare, offrendo un ampio diritto di replica. Non abbiamo cioè fatto un'attività politica, in quanto il nostro unico privilegio è la notizia. Ma voglio che sia chiara una cosa: è solo uno dei tanto mondi che osserviamo e scansioniamo, ma senza pregiudizi o per fare campagne contro. Abbiamo dato notizia del deputato Razzi, che se ne frega di chi lo elegge. O delle trattative tra 'ndrangheta e stato per fermare le guerre di mafia in Calabria. Affrontiamo storie, - conclude - posizionandoci in quel giornalismo d'inchiesta che reputo un privilegio nel panorama editoriale»..