17 gennaio 2022
Aggiornato 20:00
In Consiglio manca il numero legale, blitz di Lega e Pdl

Belluno: dimissioni Bottacin, è frattura tra Lega e Pdl

Il Presidente della Provincia gioca d'anticipo sulla mozione di sfiducia, con qualche chance di ricomposizione della grave frattura politica emersa in seno alla maggioranza

BELLUNO - Ennesimo capitolo del dissidio che serpeggia, soprattutto in Veneto, tra Lega e Pdl. Le dimissioni di Gian Paolo Bottacin dalla presidenza della Provincia di Belluno hanno anticipato una richiesta che oggi avrebbe avanzato il Consiglio provinciale. La mozione di sfiducia nei suoi confronti, firmata da 16 consiglieri provinciali ad esclusione della Lega Nord, partito a cui l'ex presidente appartiene, è datata 30 settembre.

Esattamente il giorno dopo l'intervento che Bottacin aveva tenuto nel corso dell'assemblea per l'approvazione dell'assestamento di bilancio. In quell'occasione Bottacin aveva pesantemente stigmatizzato il comportamento del Pdl. Secondo il parlamentino provinciale, e come si legge nel testo della mozione di sfiducia, sarebbe «venuta meno la fiducia tra il presidente della Provincia di Belluno e la sua maggioranza, anche in ragione delle dichiarazioni rese dallo stesso presidente nel corso della seduta del Consiglio provinciale del 29 settembre 2011».
Da quanto si può leggere nel testo della mozione «il presidente della Provincia non è in grado di garantire all'ente autorevolezza e credibilità e capacità di dialogo con i livelli superiori di governo, nonché maggiori risorse ed aiuti concreti alle famiglie e sostegno allo sviluppo, al turismo e alla cultura».

La scelta di Bottacin di giocare d'anticipo, presentando le dimissioni senza attendere la discussione e il voto in Consiglio provinciale sulla mozione di sfiducia, potrebbe riaprire qualche chance di ricomposizione della grave frattura politica emersa in seno alla maggioranza e segnatamente tra Lega e Pdl. In caso contrario diverrebbe inevitabile lo scioglimento del Consiglio provinciale con l'indizione di elezioni anticipate.

La Provincia di Belluno, la scorsa estate, era già stata al centro di polemiche e dibattiti per la paventata soppressione ad opera della prima versione della manovra governativa. La specificità montana e le rassicurazioni del ministro Calderoli avevano riportato la serenità tra gli amministratori dell'ente dolomitico. Tregua breve che ora potrebbe rapidamente evolvere in crisi conclamata.

A meno che il gioco d'anticipo del presidente non gli permetta di guadagnar tempo grazie alla possibilità che oggi in Consiglio non si raggiunga il numero legale o, se raggiunto, la mozione di sfiducia possa mancare l'obiettivo della maggioranza dei consensi. In questo caso Bottacin avrebbe venti giorni di tempo per riconvocare il Consiglio. Venti giorni preziosi per tentare di mutare il quadro politico sulla via della ricomposizione della maggioranza.

In Consiglio manca il numero legale, blitz di Lega e Pdl - Salta il numero legale in Consiglio provinciale a Belluno, dove nel pomeriggio si sarebbe dovuta votare la mozione di sfiducia nei confronti del presidente leghista, Gianpaolo Bottacin, che ha presentato le sue dimissioni anticipatamente. A far mancare il numero legale sono stati Lega Nord e Pdl, quest'ultimo firmatario della mozione contro il presidente, per cui la seduta dovrà essere riaggiornata entro il 30 ottobre.
Nel caso la maggioranza trovasse le ragioni per una ricomposizione, il presidente della Provincia di Belluno potrebbe anche ritirare le proprie dimissioni.