24 luglio 2021
Aggiornato 13:00
Modifica costituzionale approvata oggi dal Consiglio dei Ministri

Calderoli: «Nascono le province regionali». Galan: «Ddl poco chiaro»

Il Ministro leghista: «Avremo più autonomia del territorio». Di Pietro: «Ddl per abolizione? Tra 20 anni ancora li...». Vendola: «Soppressione? Si tratta di effetti speciali». UPI: «I costi aumenteranno»

ROMA - «Con la modifica costituzionale approvata oggi dal Consiglio dei ministri sarà possibile far coincidere due esigenze contrapposte: da una parte quella di garantire la razionalizzazione degli enti intermedi e dall'altra quella di garantire le identità e l'incremento del grado di autonomia di governo del territorio». Ne è convinto il ministro leghista Roberto Calderoli, a giudizio del quale «le future province regionali assomiglieranno alle attuali Province delle Regioni a statuto speciale, che già oggi hanno competenza esclusiva per l'ordinamento dei propri enti locali. Conseguentemente le Regioni ordinarie aumenteranno la loro autonomia e somiglieranno a loro volta sempre di più alle stesse Regioni a statuto speciale, assumendone le caratteristiche».
Secondo il ministro per la Semplificazione, «la declinazione di questa autonomia consentirà: una concreta riduzione del numero degli enti intermedi; un dimensionamento degli stessi a misura del territorio, che non potrà che essere diverso da Regione a Regione, oppure all'interno della stessa Regione; una riduzione degli organi e della macchina amministrativa; maggiori risorse per i servizi da erogare al cittadino; una maggiore corrispondenza tra le esigenze del territorio e le funzioni dell'ente; la immediata cancellazione di tutta la costellazione di organismi ed agenzie non previsti dalla Costituzione, ma spuntati come funghi nel corso del tempo per garantire poltrone per tutti».
Calderoli osserva che «il passaggio di un ente locale dal livello statale a quello regionale non è una diminutio bensì una evoluzione federalista dell'ordinamento. Sono bergamasco, sono fiero di esserlo e intendo continuare ad esserlo. E come bergamasco, preferisco che le funzioni e l'ordinamento della mia provincia siano decisi a Milano anziché a Roma».

«Ddl poco chiaro», Galan contro Calderoli in Cdm - Acceso dibattito nel corso del Consiglio dei ministri che ha varato il ddl costituzionale per trasferire le competenze dalle Province alle Regioni. Secondo quanto si apprende alcuni ministri del Pdl - in particolare Giancarlo Galan, ma sembra anche Altero Matteoli - avrebbero discusso con Roberto Calderoli sulla formulazione del testo annunciato nei giorni scorsi e che secondo fonti Pdl avrebbe permesso alle Regioni (e la Lega ne guida almeno due) di riassegnare le stesse competenze ad altri enti intermedi sul modello delle Province.
Alla fine, comunque, sarebbe passata la linea del Carroccio e Gianni Letta avrebbe stoppato la discussione, di fatto decretando la fine della polemica. Anche perché lo stesso Berlusconi non sarebbe contrario alla soluzione prospettata dai 'padani'. Tanto che Calderoli rilancia nel pomeriggio un comunicato nel quale canta vittoria per quelle che definisce province regionali.

Di Pietro: «Ddl per abolizione? Tra 20 anni ancora li...» - Il Ddl costituzionale per l'abolizione delle province? «Ora deve andare in Commissione e tra 20 anni lo staranno ancora studiando..», dice il leader Idv, Antonio Di Pietro. «Noi avevamo presentato una proposta sulla quale, mesi fa» la maggioranza «ha votato il contrario di quanto hanno fatto con questo Ddl».
«L'approvazione del ddl costituzionale sull'abolizione delle Province dal parte del Consiglio dei Ministri è il solito specchietto per le allodole concepito da questo Governo, un'iniziativa goffa e impacciata che resterà impantanata nel lungo iter parlamentare previsto. È mera propaganda, non ci fidiamo di chi come al solito promette ciò che sa di non poter mantenere». Lo dichiara il Capogruppo dell'IdV al Senato, Felice Belisario.
«Il disegno di legge costituzionale - aggiunge - rimanda alle calende greche un intervento che invece va fatto subito, vista la critica situazione economica che questo Governo poltrone e maldestro ha causato. L'Italia dei Valori sta raccogliendo le firme per abolire le Province e il porcellum, l'altissima adesione da parte dei cittadini è il segnale che il Paese non crede in questo Esecutivo, capace solo di annunciare misure di facciata mentre le difficoltà strutturali dell'Italia si aggravano».

Vendola: «Soppressione? Si tratta di effetti speciali» - La soppressione delle Province? «Si tratta di effetti speciali». Lo ha detto il presidente della Regione Puglia e leader di Sel, Nichi Vendola, ospite di Sky Tg24.
Vendola ha fatto notare come «l'introduzione di nuove norme, come la soppressione delle Province, in Costituzione abbia tempi di realizzazione talmente diluiti nel tempo da avere un tasso di probabilità assai volubile. E comunque difficilmente il taglio delle Province potrà comprendere la soppressione del costo del personale perché i pubblici dipendenti devono essere trasferiti».
Il presidente della Regione Puglia infine ha avvertito: «noi Regioni non possiamo accollarci le competenze delle Province. E' una proposta provocatoria nel momento in cui già non riusciamo a svolgere le competenze acquisite a seguito della Bassanini perché il governo ha tagliato fondi».

Cazzola (Pdl): «Il taglio è un cedimento alla demagogia» - «Sono solidale con gli amministratori delle Province italiane, prime vittime di un vento di follia e di cinica demagogia che spira minaccioso lungo la Penisola». Lo afferma in una note Giuliano Cazzola, deputato del PdL.
«Qualcuno - aggiunge Cazzola - ha deciso che le Province sono inutili e tutti, prima o poi, si sono adeguati, nonostante l'Istituto appartenga alla storia del Paese, tutta l'amministrazione dello Stato faccia riferimento alla dimensione provinciale, in tutto il mondo sia previsto un livello intermedio tra Regione o Stato federale e i Comuni».
«Trovo singolare tuttavia - prosegue Cazzola - che tanti di quelli che per mesi hanno rivendicato una riduzione dei costi della politica, adesso che il Governo ha deciso per la soppressione delle Province, facciano marcia indietro, come già avvenuto nelle settimane scorse con i piccoli Comuni».

Conte (Fli): «Lega dica se la soppressione è reale o è una beffa» - «Si apprende che proprio su proposta del ministro della Semplificazione Roberto Calderoli il Consiglio dei Ministri di oggi ha varato il decreto legge costituzionale per la soppressione delle province». Lo dichiara in una nota Giorgio Conte, vicepresidente dei Deputati di futuro e Libertà.
«Inquieta - prosegue - il fatto che lo stesso ministro leghista, solo due giorni fa, in collegamento telefonico con i presidenti delle province venete riuniti in assemblea UPI a Padova abbia garantito che di fatto 'non cambierà nulla' perché il vero obiettivo storico della Lega, e quindi del Governo, non sono le province ma le prefetture. Il ministro ha assicurato che 'tutto resterà come prima, elezione presidenziale diretta compresa'. Le province insomma rispunteranno con un altro nome, per esempio 'Bacini di area vasta' come anticipato proprio ieri dal Giornale di Vicenza».

Upi: «Da Governo una decisione gravissima, i costi aumenteranno» - L'unione delle province è sul piede di guerra, e promette di dare battaglia in Parlamento e nel paese. La decisione del Consiglio dei Ministri di abolire le province viene giudicata gravissima dal presidente dell'Upi, Giuseppe Castiglione, che, in una conferenza stampa, sottolinea: L'abolizione «comporterà un aumento della spesa pubblica, un aumento dei costi della politica e creerà un caos istituzionale».
Per il presidente dell'Upi il provvedimento «è dettato solo da una preoccupazione demagogica. Ora confidiamo nel Parlamento - osserva - e nella responsabilità dei parlamentari». E comunque «non vogliamo fare nè una difesa d'ufficio - assicura Castiglione - nè una difesa della Casta».
Quanto alle prossime iniziative dell'Upi, «convocheremo i partiti politici perchè vogliamo difendere ciò che i cittadini hanno eletto. Convocheremo giovedì prossimo - annuncia Castiglione - i presidenti delle province e il Consiglio direttivo».
Il numero uno dell'Upi, insiste sul fatto che «aumenteranno in maniera significativa i costi della politica e dei servizi. Bisogna dire all'opinione pubblica che oggi le politiche sono soppresse. Il governo non ha voluto scegliere la via più lineare, difendere ciò che i cittadini eleggono e sopprimere invece gli enti scelti dalla politica, perchè il vero costo nella politica non sono le province ma i consorzi e gli altri enti». Insomma, secondo Lupi «i 12 miliardi di euro che si dovrebbero risparmiare con l'abolizione delle province in realtà non vengono risparmiati. Dodici miliardi - spiega Castiglione - sono il patrimonio di servizi che noi gestiamo e tale patrimonio verrà ora gestito dalle regioni con un aumento dei costi». Lupi stima che tale incremento ammonti a 600 milioni. Inoltre l'ulteriore timore che arriva da Lupi è che dalle attuali 108n province si arrivi ad oltre 200 associazioni di comuni» perchè, di fatto, «il governo non abolisce le province ma gli cambia nome».
Ecco perchè l'Unione denuncia :«Ci avviamo a costruire nel paese un modello Sardegna e in futuro non solo faremo la provincia di Nola o Guidonia ma ci metteremo il Prefetto». Per il presidente della provincia di Fermo, Fabrizio Cesetti, «il provvedimento è gravissimo sotto il profilo costituzionale». Inoltre «le nostre funzioni verranno esercitate dai cosiddetti nominati - aggiunge - che non rispondono al popolo sovrano, che non vengono eletti. E' un provvedimento sbagliato - insiste - che getta il paese nel caos anche perchè passeranno decenni prima che il sistema si assesti: ecco perchè faremo una battaglia nel paese, con i cittadini e per i cittadini, non solo in Parlamento».

Zingaretti: «Lavorare su città metropolitana» - Dopo il via libera all'abolizione delle province «finalmente la mia idea di fare la città metropolitana trova anche un consenso del governo». A dirlo è stato il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, all'indomani del sì del Senato alla manovra economica. Per il presidente Zingaretti, la situazione «ci dà anche questo obiettivo: io dico ora che se dobbiamo razionalizzare gli strumenti di governance, lavoriamo verso la città metropolitana ed evitiamo il rischio vero, cioè la proliferazione di una moltitudine di comuni e del proliferare di enti di scopo».
Secondi Zingaretti la strada da seguire è quella di dare «al nostro territorio un unico ente di area vasta, che semplifichi la burocrazia, che offra un unico interlocutore, che davvero promuova dei risparmi su scala e discuta della mobilità del lavoro e della scuola».

Uil: «Rivedere tutto l'assetto istituzionale dello Stato» - «Che i livelli istituzionali e amministrativi siano troppi nel nostro Paese è cosa risaputa, ma l'assetto istituzionale di uno Stato dovrebbe essere rivisto complessivamente e rapidamente con un disegno organico». Lo ha affermato il segretario confederale della Uil Guglielmo Loy a proposito del via libera del Consiglio dei ministri al ddl costituzionale sull'abolizione delle Province.
«A monte, a nostro parere - prosegue - c'è la necessità di individuare soprattutto quali funzioni essenziali debbano essere fornite e qual è il soggetto più adatto a svolgerle, perché non vorremmo che, sull'onda delle legittime aspettative dell'opinione pubblica, ci sia una lievitazione degli enti che si occupano della cosiddetta 'area vasta' (consorzi, unioni dei Comuni, uffici regionali, Ato ecc.) con il rischio che i costi della politica anziché diminuire aumentino.