12 dicembre 2019
Aggiornato 15:30
Assessore si dimette

Bufera giudiziaria sulla sanità piemontese

Il Governatore Cota: «Si provveda in tempi brevi ad accertare i fatti»

TORINO - La bufera sulla sanità piemontese, che ha condotto alle dimissioni dell'assessore regionale, è scattata all'alba. Le manette sono scattate per cinque persone, tra cui il braccio destro dell'assessore Piero Gambaro, figura chiave nei diversi filoni dell'inchiesta. Due invece le persone agli arresti domiciliari più un avviso di garanzia spiccato nei confronti dell'assessore regionale alla Sanità Caterina Ferrero, a carico della quale risultano indizi di reato. E così nel tardo pomeriggio l'assessore ha rimesso, al governatore piemontese Roberto Cota, le sue deleghe.
L'auspicio di Cota, che ha dichiarato «mio primario interesse e'che le mele merce siano individuate e neutralizzate: su questo, nessuna pietà», è «che si provveda in tempi brevi ad accertare i fatti». «Come Governatore impegnato in una profonda riforma dell'intero sistema sanitario regionale è mio primario interesse».

Quattro le vicende finite sotto la lente della procura di Torino: una fornitura di pannoloni da 50 milioni di euro, prima bandita e poi revocata, per favorire le farmacie, ad un prezzo più alto della base d'asta. E in questo caso sono coinvolti anche i vertici di Federfarma Piemonte, con cui poi l'accordo comunque non andò in porto; la procedura di un collaboratore alla direzione regionale della sanità con un bando su misura per un consulente, il cui contratto era in scadenza; e poi ancora un bando pilotato per un terreno e dei capannoni da riconvertire in residenze sanitarie private e infine una vicenda legata ad ispezioni dello Spresal.

«Una indagine complessa che riguarda fatti specifici, che sono stati isolati chirurgicamente, e non tutta la Sanità piemontese, che presenta anche aspetti positivi, che anche l'inchiesta ha evidenziato» ha dichiarato Giancarlo Caselli, procuratore capo di Torino.

E a due giorni dai ballottaggi per la provincia di Vercelli e per il comune di Novara, città di Cota, il caso rischia di avere ripercussioni non da poco. E nel Pdl, partito a cui appartiene la Ferrero, c'è già chi parla di giustizia ad orologeria. «Che proprio oggi a due giorni dal ballottaggio sia resa nota questa inchiesta - ha dichiarato il coordinatore regionale del Pdl Enzo Ghigo - mi fa pensare». Gli fa il suo Vice Agostino Ghiglia: «Non ho memoria di indagini così importanti con risvolti nazionali rese note a due giorni dal voto».

I due leader del Pdl Piemonte dichiarano comunque di aver fiducia nella magistratura e si schierano in difesa dell'assessore Caterina Ferrero. «Il Procuratore Caselli - ha sottolineato Ghigo - ha ribadito più volte che questa inchiesta non scredita la sanità piemontese, ma che riguarda quattro filoni. Tra l'altro non tutti pertinenti col settore sanitario». Da Fli al centrosinistra nel pomeriggio da più parti erano stati lanciati alla Ferrero inviti a dimettersi. Per il segretario regionale del Pd Gianfranco Morgando «dopo cinque anni di amministrazione di centrosinistra senza scandali nella sanità regionale, l'inchiesta di quest'oggi sembra riportarci ai tempi più cupi della Giunta Ghigo». Il riferimento è allo scandalo di Luigi Odasso, l'ex direttore generale delle Molinette che nel 2001, sotto la giunta Ghigo, venne arrestato per corruzione.