9 dicembre 2019
Aggiornato 13:30
Indagato assessore regionale

Sanità, sette arresti in Piemonte

Sotto la lente degli inquirenti bandi gara, concorsi truccati, fatture false

TORINO - Bandi di gara, concorsi truccati, fatture false e forniture sanitarie «concordate». Sono questi gli ingredienti principali dell'inchiesta che ha investito la sanità piemontese e che oggi ha portato a sette arresti in regione Piemonte. Indagato, nell'inchiesta coordinata dalla procura della Repubblica di Torino per corruzione e turbativa d'asta nel settore della sanità, è anche l'assessore regionale alla Sanità, Caterina Ferrero. In manette sono invece finiti il suo uomo di fiducia Piero Gambarino, Vito Plastino, commissario straordinario To5, Pietro Camerlengo, re delle case di cura private, Marco Mossati, funzionario della Dental School e il sindaco di Cavagnolo Franco Sampò. Ai domiciliari, infine, il presidente di Federfarma Piemonte, Luciano Platter, e il sindaco di Carignano Marco Cossolo.

Il primo episodio risale all'autunno 2010 e la figura centrale, secondo la ricostruzione delle Fiamme Gialle, è Piero Gambarino (braccio destro dell'assessore alla Sanità Piemontese), in qualità di consigliere di Scr, la società di committenza regionale. L'ipotesi di reato è quella di turbativa d'asta e nell'inchiesta vengono coinvolti Luciano Platter, presidente di Federfarma Piemonte, Marco Cossolo, segretario torinese di Federfarma e l'assessore Caterina Ferrero. Scr bandisce una gara per la fornitura di tre anni di pannoloni: tre i lotti, di cui il primo (da 50 milioni di euro) è il principale. Il secondo e il terzo lotto sono minori e per le forniture ospedaliere.

La gara pubblica per aggiudicarsi i lotti, con delibera di giunta regionale il 23 settembre 2010 viene revocata per esigenze di revisione del servizio. Ma dietro il ritiro del bando, spunta un accordo privato tra Gambarino, Cossolo e Platter affinché il lotto più consistente sia affidato alle farmacie , ad un prezzo più alto della base d'asta. Il dirigente regionale incarica di predisporre una nuova bozza di delibera per la giunta. L'assessore Ferrero a ottobre incarica di predisporre una nuova gara solo sui lotti due e tre. Ferrero è relatrice della delibera, ma allo stato attuale , come ha spiegato il procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli, «non ci sono indizi sufficienti» a suo carico. Insomma non è dato sapere con certezza se Ferrero fosse consapevole di quello che il suo braccio destro aveva concordato con gli esponenti di Federfarma.

L'accordo non andò mai in porto. Ad ostacolare l'attività di Gambarino, come ha sottolineato Caselli, c'è stato il nuovo direttore generale dell'assessorato, l'ex amministratore delegato di Iveco, Paolo Monferino, il quale a quanto si apprende ha impedito che si portassero a compimento altri reati. Il procuratore Caselli ci tiene a sottolineare: «Non si ravvisano reati oltre il perimetro dell'inchiesta, che non riguarda tutta la sanità piemontese».

Nell'inchiesta, che ha più filoni c'è, un secondo episodio, in cui è coinvolta Caterina Ferrero, assieme al suo braccio destro Gambarino e ad un terzo personaggio di cui non sono state rese le generalità. L'ipotesi di reato è 'turbata libertà della scelta del vincitore del concorso'. L'episodio riguarda un bando di concorso per la nomina di un collaboratore della direzione regionale della Sanità per tre anni, che era stato calibrato su misura per favorire un collaboratore già praticamente designato. In questo caso le prove a carico della Ferrero sarebbero più consistenti anche se, per il fatto che è stata eletta, non è possibile emettere nei sui confronti misure interdittive, «nel senso che l'investitura popolare inibisce un'eventuale sospensione dall'esercizio delle pubbliche funzioni» ha spiegato Caselli.