19 novembre 2019
Aggiornato 07:00
Giustizia

Un cambio di mentalità per tutti gli operatori della giustizia

Questo emerge dal Convegno sulla mediazione-conciliazione, voluto dalla Camera di Commercio di Firenze

FIRENZE - Da pochi giorni è obbligatoria per un discreto numero di situazioni, ma vi si ricorre volontariamente già da una decina d’anni: è la mediazione-conciliazione. Oggi, a quattro giorni dalla data fatidica che la rende obbligatoria, la Camera di Commercio di Firenze ha celebrato un convegno per fare il punto sullo stato di attuazione di questo istituto in Toscana e in Italia.
Dagli interventi al convegno, che ha avuto i saluti del Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, e del Presidente della Camera di Commercio di Firenze, Vasco Galgani, appare chiaro che siamo di fronte a una svolta epocale.
Pur senza dimenticare la fondamentale e solida struttura giuridica, costruita da millenni di tradizione ed elaborazione del diritto, stiamo assistendo a una «mutazione antropologica»: una nuova mentalità, coi suoi riti, con le sue regole, con la sua praticità (quattro mesi al massimo per risolvere una controversia) vuole affiancarsi alla giurisdizione nella risoluzione dei conflitti.
Dall’incontro è emerso che in Italia fino ad oggi la normativa aveva praticamente limitato a pochi ambiti le soluzioni alternative per i conflitti, che pure sono ordinarie nel mondo anglosassone. Anche da noi ora si apre un ventaglio più ampio: da un lato il giudizio, con i suoi riti, i suoi tempi, la sua coerenza interna; dall’altro la mediazione-conciliazione, che sollecita le parti stesse a raggiungere un accordo, attraverso un mediatore, che non giudica, ma che deve essere anche un po’ psicologo per convincere le parti, per quanto prevenute, a trovare un accordo.

Si capisce bene come il nuovo istituto sia «sotto osservazione»: da chi teme che, rinunciando alla sentenza, si possa perdere l’oggettività del diritto, a chi ne fa solo un problema di tempi e carichi giudiziari nei tribunali, a chi su questi tempi dilatati contava per rimandare una soluzione contraria ai propri interessi.
In realtà, questa svolta richiede un impegno anche educativo: la gente comune deve convincersi che non sempre il diritto sta da una parte sola; che il giudice, se non ha sufficienti elementi probatori, può anche non darti ragione; che spesso un compromesso accettabile riesce a salvaguardare non solo il proprio tornaconto, ma anche le relazioni umane tra le parti.

Firenze e la Toscana, fortunatamente, si sono dimostrate particolarmente ricettive nei confronti della mediazione-conciliazione: nove Camere di Commercio su dieci hanno attivato la propria «Camera di Conciliazione». Gli Ordini professionali sono quasi tutti attivi e ben disposti: la percezione di una nuova opportunità di interesse generale prevale sulla diffidenza. Anche i numeri della conciliazione volontaria, pur trattandosi di cifre limitate rispetto a quanto ci si aspetta ora dalla mediazione obbligatoria, sono sempre state al di sopra della media nazionale.