Maroni: sugli sbarchi la Ue non si è mossa
E' il nuovo attacco del ministro dell'Interno all'Ue dopo la polemica sugli aiuti per l`emergenza profughi. I sindaci contro i Cie
ROMA - E' «impensabile» che di fronte alla crisi in alcuni Paesi del Nord Africa e all'emergenza umanitaria in atto le istituzioni dell'Unione europea stiano «solo a guardare e aspettare quello che succede. E' francamente incredibile che nessuno si sia mosso». E' il nuovo attacco del ministro dell'Interno Roberto Maroni all'Ue dopo la polemica sugli aiuti per l'emergenza profughi che sta interessando le coste dell'isola di Lampedusa. E intanto iniziano le proteste contro i Centri di identificazione ed espulsione (Cie), sia nell'isola siciliana che a Venezia.
La situazione di instabilità politica nei paesi del Nord Africa ha causato una massiccia ondata di sbarchi a Lampedusa: oltre 5.000 su Lampedusa dall'inizio dell'anno. «E' una vera e propria emergenza umanitaria», ha spiegato Maroni al question time alla Camera. Nel Centro di accoglienza di Lampedusa (Cie) sono ospitati 1.923 immigrati, tutti maschi adulti mentre trenta donne sono ospitate in una struttura messa a disposizione dal Comune.
A Lampedusa non sbarcano immigrati da tre giorni, ma l'isola «è in emergenza, perché il Centro di accoglienza scoppia e i trasferimenti verso altri siti oggi non sono partiti. Siamo preoccupati: domani sarò a Roma dal ministro Maroni, che deve intervenire», ha detto il sindaco dell'isola, Bernardino De Rubeis. «Il Centro è aperto e sono liberi di girare per l'isola, hanno dei soldi in tasca e li spendono in qualche negozio. Ma così non si può andare avanti - ha spiegato il sindaco - perché già così abbiamo gravi problemi di ordine pubblico, figuriamoci se arrivano altri sbarchi di massa».
E un no all'apertura di altri Cie per affrontare l'emergenza è arrivato dal sindaco di Venezia Giorgio Orsoni. «Il governo ci ha fatto una sgarberia - ha sottolineato - Hanno messo sul tavolo a sorpresa il Centro espulsione immigrati a Campalto proprio mentre stiamo trattando per il nuovo carcere. Ma noi diremo no». Per Orsoni «un atto del genere si presta a un ricorso al Tar, da parte di qualsiasi cittadino interessato. Ho firmato un'istanza di accesso agli atti, in base alla legge 241. Il ministero dovrà mandarci tutte le carte».