12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
Vaticano

La carica dei neocatecumenali, un milione in 50 anni

Fondati negli anni '60 da fondare due spagnoli: Francisco «Kiko» José Gomez Arguello Wirtz e Carmen Hernandez

ROMA - Se si contano anche i numerosi figli che in media ha ogni famiglia, sono un milione di persone. I neocatecumenali, ricevuti oggi dal Papa in Vaticano, sono presenti con 20mila comunità in circa 6mila parrocchie di 110 paesi nei 5 continenti. Una potenza numerica - secondo le cifre fornite da loro stesso - ma non solo.

A fondare il Cammino neocatecumenale furono gli spagnoli Francisco «Kiko» José Gomez Arguello Wirtz e Carmen Hernandez, che nei primi anni Sessanta assistevano gli abitanti delle baracche della periferia di Madrid. «Quando uno va a vivere tra i poveri, o perde la fede e diventa guerrigliero alla 'Che Guevara' o si mette in silenzio davanti a Cristo e si santifica», ha avuto a scrivere Arguello. Prima della conversione, 'Kiko' era un artista ateo e di sinistra, Carmen veniva da una famiglia facoltosa ed aveva una laurea in chimica. Oggi hanno più di 70 anni e tra loro c'è un rapporto fraterno. A loro, quando ormai il movimento era cresciuto e il Vaticano voleva vederci meglio, Giovanni Paolo II affiancò il sacerdote italiano Mario Pezzi.

I neocatecumenali non amano essere definiti un movimento. Il nome deriva dal 'neocatecumenato' e indica un 'cammino', un percorso di formazione nella fede cristiana, alla riscoperta del battesimo, che in principio dura 14 anni. Non tanto, dunque, una pastorale sacramentale (fondata sul battesimo, l'eucaristia, il matrimonio e gli altri sacramenti della vita ordinaria della Chiesa), quanto una pastorale di evangelizzazione, che punta a convertire anche i più lontani dalla Chiesa. Proprio il nodo del battesimo - sacramento che per la Chiesa cattolica si riceve una volta per tutte da bambini - ha creato qualche dubbio teologico sulla proposta neocatecumanale. Sospetti, poi, hanno suscitato in diversi vescovi e parroci in giro per il mondo una certa autoreferenzialità delle comunità neocatecumenali e la gelosa tutela dei contenuti catechetici. Dati che hanno spinto i nemici ad accusare i neocatecumenali di settarismo. A questo si sono aggiunti i dubbi della Santa Sede sull'ortodossia della loro liturgia (severi i richiami degli anni scorsi da parte del cardinale Arinze), dei loro statuti (approvati solo nel 2008) e del loro 'catechismo' (testo che, approvato in questi giorni dopo alcune modifiche, da 'orientamenti' diventano 'direttorio').

E' tuttavia indiscussa la capacità del Cammino neocatecumanale di suscitare vocazioni. La crescita numerica ne è una dimostrazione, così come il fatto, rivendicato da Kiko, che molti parroci hanno aperto a gruppi neocatecumanli le porte delle loro chiese per tornare a vedere le messe piene di fedeli. Sono neocatecumenali, poi, molte delle famiglie e dei giovani che, spesso munite di chitarre e tamburelli, affollano le piazze in occasione dei viaggi del Papa così come di altri happening di matrice cattolica (come, ad esempio, il Family day del 2007 a Roma). Anche il Vaticano è consapevole dell'incidenza dei seguaci di Kiko e Carmen. Papa Paolo VI fu il primo che, nel 1974, ricevette i neocatecumenali. Nel 1985 i fondatori presentarono a Giovanni Paolo II un progetto per rievangelizzare il Nord Europa con l'invio di famiglie missionarie, accompagnate da sacerdoti. Nel 1986 il Papa inviò le prime tre famiglie: una nel nord della Finlandia, una nel quartiere a luci rosse di Amburgo e la terza a Strasburgo. Oggi Benedetto XVI ha inviato altre 230 famiglie. Il numero delle famiglie in missione per la nuova evangelizzazione in 78 paesi di 5 continenti sale così a oltre 800 con 3.097 figli.