30 agosto 2025
Aggiornato 13:00
Belpietro

Direttore «salvato» dalla sigaretta

La fortuna ha poi baciato l'agente della scorta: «La pistola dell'aggressore si è inceppata». In Questura non si parla di attentato, ma scorta già potenziata

MILANO - E' stata la voglia di fumarsi una sigaretta a fine servizio, a permettere al caposcorta di Maurizio Belpietro di intercettare casualmente e mettere in fuga intorno alle 22.40 di ieri sera l'aggressore appoggiato alla ringhiera del quarto piano delle scale del palazzo di Milano dove al piano superiore vive il direttore di Libero. Una caso fortunato, che poco dopo si è ripetuto, quando l'uomo sui 40 anni, alto 1,80, abbastanza robusto e dai lineamenti caucasici, ha puntato una pistola semiautomatica tipo Beretta contro l'agente e ha premuto il grilletto facendo solo «clic»: l'arma molto probabilmente si è inceppata.

«Al momento non mi sento di escludere alcuna pista, dateci il tempo di ricostruire l'episodio nei dettagli e di fare tutte le verifiche e le investigazioni su questa delicata vicenda» ha spiegato questa mattina ai giornalisti il Questore di Milano, Vincenzo Indolfi, sottolineando che al momento gli investigatori stanno «cercando riscontri oggettivi alla testimonianza del caposcorta». Il capo della polizia milanese è apparso cauto, ma nel frattempo ha disposto comunque un rafforzamento alla scorta che da circa 8 anni accompagna Belpietro: con il direttore ci sarà un altra auto con due agenti e sarà intensificata la sorveglianza fissa sotto la sua abitazione. Davanti alla redazione di Libero, da tempo, ci sono di guardia i militari.

OgOggi né Indolfi né Megale hanno parlato di un attentato, né hanno collegato l'episodio di ieri alle minacce anonime e spesso deliranti che Belpietro riceve quasi quotidianamente da anni. Dunque, per dare ulteriore credito alle dichiarazioni dell'agente, da ieri sera i poliziotti sono alla ricerca di testimoni, dei filmati delle telecamere, di conferme inequivocabili. A breve, lo stanno ultimando, sarà disponibile anche un identikit dell'aggressore sulla base delle indicazioni fornite dal «fortunato» assistente di polizia 40enne con una lunga esperienza al delicato servizio scorte. Lo ha visto bene in faccia, circa 7-8 gradini più in basso di dove si trovava lui, a più o meno un metro e mezzo.

Gli investigatori cercano di capire se quell'uomo in tuta e scarpe da ginnastica e con indosso una lunga camicia grigioverde con le tascone e forse delle mostrine sulle spalle, sia stato visto nei giorni precedenti a ieri nello stabile o nei dintorni, e se avesse dei complici, dei quali però, al momento, non c'è traccia. Certo è che, secondo quanto ricostruito, l'aggressore ha dimostrato di conoscere piuttosto bene il signorile palazzo di via Monte di Pietà 19, nel pieno centro della città, e anche gli orari del direttore.

L'L'aggressore sembra aver ben pianificato l'azione, commettendo probabilmente un solo errore: ha dato per scontato che il caposcorta, dopo aver accompagnato Belpietro all'interno del suo appartamento, scendesse come al solito con l'ascensore. Invece ha preso le scale per fumarsi una sigaretta e, verosimilmente, ha mandato a monte il piano.

Dal racconto dell'assistente dell'ufficio scorte della Questura meneghina, l'aggressore sembra essere inoltre un personaggio deciso che sa come deve agire: si apposta al momento giusto, non si fa scrupolo di puntargli contro la pistola e di premere il grilletto appena lo vede, non si fa intimorire dalla sua reazione (l'agente lo insegue lungo le scale e gli spara tre colpi non andati a segno), e infine si dilegua perché infila una porta che non lo conduce di fronte all'auto di servizio dove all'interno c'era l'altro agente di scorta, bensì lo immette nel cortile sul retro del palazzo dove c'è un giardino con un muro «facilmente» scavalcabile. E quando sul posto sono arrivate diverse Volanti e Gazzelle dei carabinieri, l'uomo era sparito nel nulla. p>