Il «pugile killer» dice di non ricordare nulla
Il legale di Fedchenko: «A luglio 2010 chiese il cambio di medicina al policlinico»
MILANO - «E' stato sentito dal gip per un'ora circa e ha spiegato a verbale di non ricordare nulla del fatto». Con queste parole l'avvocato Francesca Santini sintetizza l'interrogatorio di Oleg Fedchenko, il pugile ucraino che a Milano ha ucciso a botte una filippina di 41 anni che non aveva mai visto prima, la prima persona che aveva incontrato per strada.
Il legale spiega di aver chiesto il ricovero del giovane ucraino in una struttura adeguata. «Lui non si rendeva conto di dove si trovasse, voleva sapere perchè sua madre non fosse andata a fargli visita - sono le parole dell'avvocato Santini - Ha raccontato di essere andato al policlinico a luglio scorso per sollecitare un cambio delle medicine che però non era stato possibile dal momento che il mio assistito non aveva più il permesso di soggiorno. Si tratta di una circostanza facilmente riscontrabile dal momento che sono state sequestrate tutte le carte della situazione sanitaria. Oleg Fedchenko è una persona che andava curata ma così non è stato».
Il gip si è riservato la decisione sulla convalida del provvedimento restrittivo fino a domani. L'avvocato Santini infine dice che chiederà la perizia psichiatria, spiegando che la stessa cosa farà con ogni probabilità anche il pm Francesca Celle. «Fedchenko stamattina era sedato e poco lucido, ma non ho avuto la sensazione di trovarmi di fronte ad un animale. Doveva solo essere curato e non è stato così come accade in tanti altri casi» conclude il legale.