7 giugno 2020
Aggiornato 00:30
Immigrazione

Le Acli in Albania con il presidente della camera Fini

Il 5 e 6 maggio, 2 appuntamenti in collaborazione con l'ambasciata italiana a Tirana

ROMA - L'integrazione degli immigrati albanesi in Italia, il fenomeno del «rientro» in Patria, le possibili ricadute positive sullo sviluppo dell'Albania. Se ne parlerà domani e dopodomani - 5 e 6 maggio - a Tirana, in Albania, nel corso di due appuntamenti promossi in collaborazione dalle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, la Caritas italiana, l'Ambasciata d'Italia a Tirana.
Protagonista della giornata di giovedì 6 maggio, il presidente della Camera Gianfranco Fini, in un colloquio con la presidente del parlamento albanese Jozefina Çoba Topalli e il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero.

Le Acli sono presenti in Albania dal 2004, con progetti sviluppati dalla propria ong Ipsia, dal Patronato Acli e dalle Acli lombarde. Diversi gli ambiti d'intervento: dalla formazione professionale allo sviluppo dell'imprenditoria rurale, dal servizio civile al volontariato internazionale. A Scutari e Tirana, per favorire l'immigrazione «regolare», sono attivi due sportelli del Patronato Acli che si occupano di accompagnare i potenziali emigranti nelle procedure burocratiche per l'ottenimento dei visti, aiutare gli studenti che si iscrivono alle Università italiane (oggi sono 20mila), facilitare l'inserimento nella società italiana, ma anche supportare gli emigrati che vogliono tornare in Albania accompagnandoli nell'ottenimento dei diritti maturati in Italia. A questo proposito nel gennaio 2010 è stato firmato un protocollo d'intesa con l'Istituto della previdenza Albanese. Proprio ai lavoratori albanesi che rientrano in Patria dopo un periodo di lavoro all'estero è rivolto in particolare il progetto di Ipsia e Caritas Italiana - «Risorse migranti» - co-finanziato dalla Cooperazione italiana. L'obiettivo è quello di promuovere le competenze acquisite dalle persone rientrate per migliore le loro condizioni di vita e lo sviluppo del Paese d'origine.

Di tutto questo si parlerà mercoledì 5 maggio, nella conferenza organizzata dalle Acli e dalla Caritas Italiana, in collaborazione con l'Ambasciata d'Italia a Tirana (Tirana International Hotel, Conference Center, Sala Balsa, dalle ore 14.30). Parteciperanno, tra gli altri: il ministro del Lavoro e degli Affari sociali albanese Spiro Ksera; l'ambasciatore italiano Saba D'Elia; il vicepresidente del Patronato Acli Fabrizio Benvignati; il vicepresidente di Ipsia Mauro Montalbetti; il responsabile dell'immigrazione per la Caritas Italiana Oliviero Forti; Giorgio Alessandrini, del Cnel.

L'indomani, giovedì 6 maggio, il secondo appuntamento, organizzato presso la Galleria d'arte di Tirana (Parco Rinia, ore 11.00) dall'Ambasciata d'Italia a Tirana in collaborazione con Acli e Caritas. «Colloquio» pubblico tra il presidente della Camera Gianfranco Fini, il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero, la presidente del parlamento albanese Jozefina Çoba Topalli. Argomenti: le politiche italiane per l'inclusione sociale, l'impegno per la promozione dell'immigrazione regolare, il tema del rientro in Albania.
Quella albanese, con circa 450mila presenze, è la seconda comunità di stranieri in Italia, concentrata soprattutto nelle regioni settentrionali. Al primo la posto la Lombardia (20%), seguita dalla Toscana (14%), Emilia Romagna (12%), Piemonte (10%) e Veneto (9%).

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