«Abbiamo paura, per questo protestiamo»
Parla un immigrato: «Qui ci vogliono morti e non possiamo sempre chinare la testa». Il lavoro di chi sta nei campi e vive in case di cartone
ROSARNO - «Noi non vogliamo far male a nessuno, ma quelli ci vogliono morti e noi non possiamo sempre chinare la testa». «Ahdi» dice di avere 26 anni e di essere arrivato a Rosarno dal Marocco. Ha la pelle chiara e gli occhi rossi, è il referente di un comitato spontaneo fatto di ragazzi, che negli ultimi anni ha denunciato la situazione di questo centro calabrese. L'attività dell'associazione «che non si è mai costituita come tale» ha portato la tragedia dei braccianti «made in Africa» che lavorano negli agrumeti della zona non solo sui giornali locali ma anche in diverse testate nazionali. «Loro sono nostri amici - continua 'Ahdi' - ma non rappresentano nessuno».
Gli immigrati non ci stanno a Rosarno, si risponde in paese, quando si chiede dove stanno «quelli della rivolta». Ed è vero. I capannoni abbandonati, la capanne di cartone in mezzo al fango, sono a cavallo con il comune di Gioia Tauro, in mezzo alla campagna, dove le strade non sono quasi indicate. Secondo le associazioni sono oltre 2.500 gli immigrati che si trovano nella zona della Piana. Qui i braccianti arrivano a fine novembre - spiega un volontario - prendono le arance e poi vanno in Campania. «Circa il dieci per cento sono magrebini mentre il resto appartiene all'Africa subsahariana. Metà ha il permesso di soggiorno e invia i risparmi a casa, come facevano i nostri emigranti».
Il primo gruppo è di stanza nell'ex Opera Sila. Altra gente è alla Rognetta, e altri ancora a Rizziconi, alla Collina. «Non si vedono mai per strada - dice un tabaccaio del centro di Rosarno - a volte comprano qualcosa, ma per la maggior parte del tempo stanno per i fatti loro». Ogni bracciante lavora dalle 10 alle 14 ore al giorno, con il bello o il cattivo tempo. «Prendiamo arance, limoni - dice Luah, vicino a un falò improvvisato, poco distante dalla provinciale in cui ci sono stati degli scontri - poi in primavera si va in Sicilia per le patate e quindi in Puglia o in Campania, per i pomodori».