22 ottobre 2019
Aggiornato 19:00
Politiche per l'immigrazione

Nel 2008 l'Italia ha accolto 8142 rifugiati, 13% minori

Rapporto Sprar: il 34% in più rispetto al 2007. Sono stati accolti grazie ad una rete di 4.388 posti di accoglienza

ROMA - Aumentano gli arrivi via mare degli immigrati richiedenti asilo ma aumentano anche i rifugiati accolti in Italia: 8.412 persone nel 2008, il 34% in più rispetto al 2007, di cui i minori sono 1.091, il 13% del totale. Nel 2008, infatti, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, Sprar, ha accolto 8.412 persone, il 34% in più rispetto al 2007, quando i beneficiari accolti sono stati 6.284. Gli immigrati sono stati accolti grazie ad una rete di 4.388 posti di accoglienza, distribuiti in 114 progetti diffusi su tutto il territorio nazionale, con il coinvolgimento di 101 enti locali ed oltre 100 realtà del terzo settore. Sono i dati che emergono dal 'Rapporto annuale del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati 2008-2009, che l'Anci, insieme al ministero dell'Interno, ha presentato oggi a Roma.

Il rapporto, curato per la prima volta da Cittalia Fondazione Anci Ricerche, evidenzia come nel 2008, per far fronte al sensibile aumento degli arrivi via mare, ai 2.541 posti inizialmente finanziati dal Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo, Fnpsa, ne sono stati aggiunti altri 1.847, attivati con risorse straordinarie del ministero dell'Interno, sia come ampliamento di progetti già finanziati che come progetti ammessi ex novo alla rete.

Le persone accolte nel 2008 sono state soprattutto di sesso maschile, quasi i 2 terzi, mentre i minori sono 1.091, il 13% del totale. Complessivamente, i Paesi maggiormente rappresentati nel sistema sono stati: Eritrea, Afghanistan, Somalia, Nigeria, Etiopia, Costa d'Avorio e Iraq. L'analisi svolta da Cittalia conferma il buon funzionamento complessivo del sistema, reso possibile dall'apporto dei Comuni e degli altri soggetti attuatori che, con la quota di co-finanziamento, partecipano con risorse proprie al 34,65% del costo complessivo del sistema, pari ad oltre 31,3 milioni di euro.

Nel 2009, invece, i progetti territoriali finanziati dal Fnpsa sono cresciuti del 20%, passando da 114 a 138, di cui 31 a favore di categorie vulnerabili. Allo stesso modo sono aumentati sia i posti complessivi pari a 3.000 (+18% rispetto al 2008), sia la rete territoriale, che coinvolge 123 enti locali distribuiti in 69 province e 19 regioni italiane.

A dispetto dell'ampliamento dei posti rimangono ancora scoperti importanti tasselli, ad iniziare dalla necessità di ricomporre tutte le misure che ruotano intorno alla presenza e all'arrivo in Italia dei richiedenti e titolari di protezione internazionale, in un 'sistema asilo nazionale'», osserva Daniela Di Capua, direttrice del Servizio centrale dello Sprar. «Per ottimizzare sforzi e risorse - sottolinea Di Capua - è necessario realizzare una sintesi tra i programmi nazionali e tra questi e le decine di attività realizzate a livello cittadino, provinciale e regionale».

Il presidente nazionale Anci, Sergio Chiamparino, sottolinea come la gestione dell'immigrazione «passa necessariamente per la valorizzazione del ruolo delle realtà locali, dei Comuni, che si sono già distinti con una serie di pratiche grazie alle quali oggi possiamo affrontare il problema dell'immigrazione in modo non emergenziale». Per questo il sindaco di Torino auspica una stabilizzazione finanziaria dello Sprar che si è «dimostrato un modello valido di gestione che può essere replicato anche in altri Stati europei». Ma Chiamparino ribadisce anche l'urgenza di attivare una politica europea coordinata per l'asilo, con un'effettiva condivisione di responsabilità e di standard tra tutti gli Stati membri, e sottolinea l'importanza in tale direzione della prossima costituzione di un'Agenzia europea dell'asilo, «fortemente voluta dall'Italia», auspicando che «l'Anci possa esserne parte attiva, assieme alle reti delle municipalità degli altri paesi europei».

Sulla stessa lunghezza d'onda il prefetto Mario Morcone, Capo Dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del ministero dell'Interno: «Non possiamo che essere fieri di tale modello che ha tracciato una strada di cooperazione, un esempio di governance che può e deve strutturarsi ancor più diffusamente come un adeguato sistema di protezione e garanzia per i richiedenti asilo e i rifugiati».