19 gennaio 2020
Aggiornato 17:30

Giustia, Berlusconi apre su riforma, ma Pd e Idv dubitano

Domani Alfano in Senato, forse parte da qui corsa a prescrizione

ROMA - Le linee sono ormai chiare: da una parte la maggioranza vuole portare avanti in tempi brevi la riforma della giustizia e chiama il Pd, dopo l'elezione di Pierluigi Bersani a segretario, alla collaborazione. Dall'altra, l'opposizione democratica chiede che il dibattito sia in Parlamento e non in altre sedi e che le riforme siano nel nome dei cittadini, mentre l'Idv ritiene le aperture al dialogo «una trappola». Nel mezzo, zona grigia, ci sono i tentativi - ancora non formalizzati - di inserire in norme già all'esame del Parlamento codici e codicilli che possano salvare Silvio Berlusconi dai prossimi processi, primo fra tutti quello Mills, che dovrebbe ricominciare a breve.

E pensare che ad aprire al dialogo, oggi, è stato il premier in persona, sostenendo: «Nessuno più di me è predisposto al dialogo, ma per dialogare è necessario essere in due, e soprattutto avere rispetto dell'avversario, non insultarlo e demonizzarlo come il Pd di Franceschini e di Veltroni ha fatto ogni giorno, e spesso più volte al giorno, contro la mia persona. Se Bersani deciderà di cambiare registro e di concorrere alle riforme importanti per il futuro dell'Italia, il più contento sarò io». Insomma, secondo Berlusconi: «Se il nuovo segretario del Pd manifesta una disponibilità a trattare sulle materie più importanti, non ci sarà nessuna difficoltà ad aprire una discussione seria».

A fargli eco anche il ministro della Giustizia. «Non so - ha detto Angelino Alfano - se c'è la possibilità di un'intesa con l'opposizione. Noi non la rifiutiamo, ma la ricerchiamo, perchè le riforme, se sono votate da una maggioranza ampia, sono destinate a durare di più nel tempo. Di fronte al bivio tra la paralisi, perchè l'opposizione non vuole la riforma, e quanto da noi proposto agli elettori, sceglieremo non di restare fermi, ma di procedere con le riforme».

Domani, comunque, Alfano sarà ospite della Camera Alta, prima in Aula a riferire sul caso di Stefano Cucchi e poi di fronte alle commissioni Affari Costituzionali, Giustizia e Politiche Europee riunite in seduta comune, con sul tavolo le linee guida di Bruxelles proprio sulla giustizia. E lì, magari in una pausa dei lavori, la maggioranza potrebbe cercare una quadra per trovare una corsia a una nuova legge.