10 dicembre 2019
Aggiornato 14:30

Attentato Milano: indagini serrate tra rivelazioni e smentite

Manca conferma unanime investigatori su altri 3 egiziani ricercati. Versioni spesso in contrasto tra loro

MILANO - Il riserbo di chi, direttamente o indirettamente, sta indagando sull'attentato alla caserma «Santa Barbara» di Milano del 12 ottobre scorso (Procura, Digos, Ros, Servizi e Copasir fino ai due ministeri interessati, Interno e Difesa, a Roma come a Milano) è ufficialmente massimo ma le bocche non sembrano altrettanto cucite. Ma soprattutto le versioni sono spesso in contrasto tra loro e alle rivelazioni di uno, seguono le smentite di un altro, tanto da far pensare che sul primo attentato kamikaze in Italia i presupposti e le conclusioni investigative delle forze in campo non siano sempre convergenti.

Così diviene difficile trovare conferme unanimi sulle posizioni dei tre cittadini egiziani che sarebbero attivamente ricercati perché ritenuti i componenti mancanti della cellula islamica individuata e (parzialmente) smantellata a tempo di record il giorno dopo l'attentato. Sarebbero in possesso di almeno 40 chili di nitrato d'ammonio, quelli mancanti dal «covo» di via Gulli e acquistati una settimana prima dell'attentato, oltre che di inneschi e detonatori. Altra notizia su cui manca «l'unanimità» delle diverse fonti investigative è quella della presunta lista di obiettivi, caserme dell'esercito, comandi e stazioni dei carabinieri (dove le misure di sicurezza sono state rafforzate), Questura, e altri obbiettivi «militari».

Di certo dunque, c'è solo che le indagini delicate, complesse anche per la pressione politico-mediatica, proseguono in modo serrato. Gli investigatori della Digos e del Ros dei carabinieri concentrano i loro sforzi per identificare la rete di relazioni dell'attentatore, Mohamed Game, e dei due suoi conoscenti fermati, l'egiziano Mahmoud Kol e il libico Mohamed Israfel. Ricostruendo amicizie, rapporti, legami e frequentazioni dei tre si indaga per chiarire se si tratta di militanti inquadrati in qualche organizzazione islamica internazionale o, come sembra sempre più certo con il passare delle ore, si tratti di cani sciolti, isolati e spinti più da un grave disagio personale che da una vocazione religiosa al martirio.

Gli investigatori stanno anche studiando il poco materiale cartaceo e informatico sequestrato nei tre appartamenti, rispettivamente occupati dall'attentatore e in quelle dei due fermati. Oltre naturalmente alla sessantina di chili di nitrato d'ammonio trovati a casa di Kol e naturalmente di quanto trovato nella cantina dello stabile al civico 1 di via Gulli dove vivono i fermati, tra cui diversi contenitori e pentole con residui di quella che dovrebbe essere la miscela a base di acetone, ammoniaca e nitrati che costituiva l'ordigno artigianale usato da Game. Sulla determinazione a compiere l'attentato da parte del 34enne elettricista originario di Ben Ghazi, ci sono pochi dubbi: nei filmati delle telecamere a circuito chiuso della caserma lo si vede arrivare da solo nel piazzale, proseguire spedito verso la porta carraia e non mostrare alcuna incertezza prima di far detonare l'ordigno.