26 agosto 2019
Aggiornato 07:30
Attentato a Milano

Libico fa esplodere bomba davanti a caserma milanese

Poco dopo le 7.40 in via Perrucchetti, zona San Siro. Due chili di esplosivo solo in parte detonato. Attentatore ferito

MILANO - Attentato a Milano poco dopo le 7.40 alla caserma Santa Barbara, in via Perrucchetti, zona San Siro. Un uomo di origini libiche ha fatto esplodere un ordigno artigianale di circa due chilogrammi all'ingresso della caserma, provocando una violenta esplosione in cui è rimasto gravemente ferito. Ferito ma non è grave anche un agente di 20 anni, il caporale Guido La Veneziana.

Secondo le prime ricostruzioni l'attentatore sarebbe un 35enne libico con regolare permesso di soggiorno presentatosi di prima mattina davanti alla porta carraia della caserma con in mano una valigetta degli attrezzi in metallo: l'uomo ha tentato di intrufolarsi nella caserma approfittando dell'ingresso dell'auto di un agente ma è stato bloccato dai militari di guardia. A quel punto alcuni riferiscono che l'uomo avrebbe gridato «Via dall'Afghanistan», ma i vertici militari della caserma smentiscono che l'uomo abbia pronunciato esattamente queste parole ribadendo che l'attentatore ha lanciato urla in arabo.

Subito dopo l'uomo ha azionato il detonatore dell'ordigno contenuto nella cassetta. Fortunatamente solo una parte dell'esplosivo da due chilogrammi è esplosa, evitando così il crollo dell'intero ingresso della caserma. L'uomo che ha perso una mano, e combatte tra la vita e la morte all'ospedale Fatebenefratelli.

Sulla vicenda è intervenuto il presidente del Copasir, Francesco Rutelli, il quale ha riferito di intercettazioni in cui si parlava della caserma di via Perrucchetti. «Già in attività investigative alcune settimane fa - ha detto Rutelli - erano state colte delle conversazioni che concernevano proprio una caserma che veniva identificata come la caserma Perrucchetti». L'ex ministro ha tuttavia parlato dell'attentato come di un «atto isolato». La caserma Santa Barbara era finita tra gli obiettivi di due presunti terroristi marocchini arrestati a Milano nel dicembre 2008, che progettavano una serie di attentati proprio nel capoluogo lombardo. I due marocchini, al momento dell'arresto furono definiti dagli investigatori come «cani sciolti» animati da forte radicalismo islamico.