12 luglio 2020
Aggiornato 04:30
Dal palco parleranno esponenti sindacali, giornalisti, artisti

Giornalisti oggi in piazza. Il Governo: «Ridicoli»

De Benedetti appoggia ragioni Fnsi: «C'è un problema di limitazione della libertà di informazione», Pdl insorge

ROMA - Se il rinvio dal 19 settembre al 3 ottobre della manifestazione sulla libertà di informazione era stato deciso dal sindacato dei giornalisti per rispettare il cordoglio nazionale dopo l'attentato ai soldati italiani a Kabul, oggi l'effetto apparente è tutt'altro, quello di collocare l'evento nel pieno di uno scontro senza precedenti sull'informazione, se possibile ancor più rovente di quanto non fosse qualche settimana fa.

In piazza oggi scenderanno i giornalisti (molti ma non tutti, la manifestazione è segnata dal polemico giudizio del Governo e del centrodestra), la Cgil, l'Arci, Libera e tante altre associazioni della società civile e del cosiddetto popolo di sinistra, partiti ed esponenti dei partiti dell'opposizione, dal Pd all'Idv fino a Rifondazione. Anche un corteo di precari della scuola terminerà il suo percorso a piazza del Popolo.

Dal palco non parleranno leader politici ma esponenti sindacali, giornalisti, artisti, con la presenza di peso di Roberto Saviano, scrittore anticamorra che dalle pagine di Repubblica ha già benedetto l'iniziativa. Niente diretta per Rai e La7, ma dalle 16 chi vorrà seguire l'evento potrà sintonizzarsi su Sky Tg24 e sul Tg4, oltre che su Repubblica tv, Youdem e sul sito della Cgil.

Bonaiuti: «Mancano le motivazioni» - Ai due estremi della contesa si collocano Reporters sans frontières (Rsf), organizzazione internazionale impegnata nella difesa dei giornalisti in tutto il mondo, secondo la quale «L'Italia è il paese dell'Unione europea dove la libertà di stampa è più gravemente minacciata» e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti, che liquida la questione in poche battute: «Non ho ancora sentito - afferma - un motivo reale e concreto che giustifichi l'allarme per la libertà di stampa. Quando si parla di una manifestazione a difesa della libertà di stampa, e si aggiunge come giustificazione che in Italia 'tira un brutto vento', già si tolgono motivazioni all'iniziativa. Le proteste, infatti, si devono basare su motivazioni concrete». Per il ministro del Turismo Michela Brambilla è «ridicolo ma anche patetico» che «una certa sinistra» promuova una manifestazione contro «la presunta censura che sarebbe operata dal Governo».

Ma Rsf ha chiesto un incontro al premier e ha preparato un appello ai senatori perché non approvino così com'è il ddl sulle intercettazioni, e con il suo segretario generale Jean-Francois Julliard annuncia: «Silvio Berlusconi, se non mette fine alla sua campagna contro i media rischia di ritrovarsi nella lista dei predatori della libertà di stampa in compagnia di personaggi come Gheddafi e Putin».

De Benedetti: «limitazione della libertà di informazione» - Ad alimentare le polemiche, ieri, anche la presa di posizione di Carlo De Benedetti, l'editore di Repubblica ed Espresso, secondo il quale «è evidente che in Italia esiste la libertà di stampa, ma c'è un problema di limitazione della libertà di informazione e della possibilità da parte del cittadino di essere informato anche con punti di vista diversi».

Insorge la maggioranza: per il portavoce del Pdl Daniele Capezzone «i fatti delle ultime ore consegnano la sinistra italiana e la sua storia a due nuovi leader, anzi a un ticket: quello formato da Carlo De Benedetti e da Patrizia D'Addario». Sceglie l'ironia anche Gaetano Quagliariello, che cita Sky e i cambi di direzione al vertice di alcuni quotidiani italiani per concludere che l'informazione in Italia è squilibrata sì, ma a sfavore del Governo: «La buona notizia è che se n'è accorto anche De Benedetti». Quasi in fotocopia la dichiarazione del capogruppo Pdl alla camera, Fabrizio Cicchitto: «I direttori del Corriere della Sera, della Stampa, di Repubblica, del Sole24ore, dell'Ansa - alcuni dei quali di nuova nomina - sono tutti berlusconiani in servizio effettivo e di complemento...», dice.

Siddi (Fnsi) polemizza con Porta a Porta - Franco Siddi, segretario della Fnsi, che dovrebbe aprire gli interventi oggi in piazza, però, non indietreggia, anzi polemizza con Porta a Porta, trasmissione alla quale ha partecipato due giorni fa: «Una trasmissione che doveva originariamente occuparsi della manifestazione, dei temi generali dell'informazione e che su questo doveva concentrarsi, è finita per diventare un processo per giudicare in presa diretta Anno Zero di Santoro. Onestamente non mi è sembrato un gioco corretto. L'indice della libertà di stampa - avverte - non si giudica dalla presenza di veline ma tantomeno con i processi mediatici fatti a uso e consumo dei politici».