25 febbraio 2020
Aggiornato 14:00
Caso escort-Berlusconi

«Avvenire» insiste: su Berlusconi nessun silenzio di convenienza

Il sospetto dei lettori cattolici non è ancora dissipato

ROMA - Il giornale dei vescovi insiste. Di nuovo, interviene sull'affaire Berlusconi. Di nuovo, risponde all'indignazione dei suoi lettori. Di nuovo, contesta l'impressione ai essere stato silenzioso se non addirittura connivente con un Presidente del Consiglio a cui, invece, i suoi lettori non perdonano frequentazioni ambigue e rivendicazioni di non-santità.

DON ANGELO GORNATI - E' un sacerdote, questa volta, a indurre il direttore ad un nuova, irrituale giustificazione. «Ma perché non una parola chiara su quello squallore? Perché anche i Vescovi non sono così chiari e precisi come su tanti altri temi di morale? Perché, senza condannare il peccatore, non si dice quasi nulla di questo peccato d'immoralità? E lui se ne fa un vanto!», scrive don Angelo Gornati. Il sacerdote dà voce al sospetto di una componente del mondo cattolico che l'apprezzamento per il Berlusconi che ha cercato di impedire la morte di Eluana Englaro e ha promesso fondi alle famiglie e alle scuole paritarie si trasformi in condiscendenza verso i suoi vizi privati. E martella: «Questo atteggiamento di prudenza (che io definisco di convenienza), non c`è solo su atteggiamenti di morale sessuale ma anche del dovere di accoglienza delle persone che fuggono dall`inferno e chiedono aiuto».

POSIZIONE «INEQUIVOCABILE» - Era dai tempi dei funerali negati a Pier Giorgio Welby che Dino Boffo non doveva far fronte alle rimostranze di tanti lettori, sacerdoti e religiosi compresi. Come allora, il direttore di Avvenire non dissimula, pubblica le missive e risponde di petto. La posizione del suo giornale, assicura, è «inequivocabile» e lo stesso vale «per i nostri vescovi». «Chiunque è stato raggiunto dai loro interventi ha capito quello che si doveva capire», aggiunge Boffo. La Chiesa parla «chiaro», in modo «netto», senza cedere a «compromessi».

Non spiega, Boffo, qual è la posizione dell'episcopato italiano. Lo aveva fatto alcuni giorni fa, rispondendo, ancora, alle lettere di protesta che affluivano nella sua redazione. In quell'occasione aveva spiegato che la «chiarezza» chiesta a Berlusconi non era ancora arrivata, «ed è un fatto evidentemente non apprezzabile». Ma, più ancora, aveva ammonito il premier che il consenso dei sondaggi non va considerato «l'avallo a scelte poco consone». «Così come - aveva aggiunto Boffo con una frecciata indirizzata ai nemici di Berlusconi - non ci piace che sull'intera vicenda gravi il sospetto di una strumentalità mediatica».

NUOVO INTERVENTO - Oggi, il nuovo intervento. Segno che il sospetto dei lettori cattolici non è ancora dissipato. E poco importa che già nei mesi scorsi, quando emergevano i primi contrasti tra il premier e la moglie Veronica Lario, 'Avvenire' avesse denunciato «baruffe da Royal family all'amatriciana», o che avesse espresso apprezzamento - era il momento dell'ipotesi di veline candidate al Parlamento europeo - per l'impegno di Berlusconi per «liste europee meno formose e più sostanziose». Lettere indignate hanno continuato ad arrivare ad 'Avvenire' in questi mesi. Segno che la ponderazione delle posizioni scelta da Boffo («Lei crede che le parole grosse aiutino a convincere chi condivide e asseconda certe battaglie della Lega?», scrive oggi al sacerdote che gli rimprovera troppa timidezza nel denunciare politiche anti-immigrati. «Si sbaglia«) non convince tutti. Che nella galassia della Chiesa cattolica c'è chi punta alla denuncia e chi preferisce la cautela, chi trova conferme alla propria diffidenza nei confronti di Berlusconi e chi, in ragione di una simpatia umana e politica per il premier, minimizza, giustifica, mette in dubbio la limpidezza delle accuse.

BERTONE PRESENTA AL SENATO L'ENCICLICA PAPALE  - Anche in Vaticano, del resto, la perplessità sulle rivelazioni di Patrizia d'Addario si accompagna al sospetto che le stesse abbiano origini torbide e finalità poco chiare. E la morale cattolica muove di conserva con il realismo di uno Stato estero che intrattiene rapporti cordiali col governo italiano. Una realtà sottolineata, oggi, dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, che ha presentato l'ultima enciclica papale, Caritas in veritate, alla biblioteca del Senato. Per lui, oltre a vescovi e sindacalisti, un parterre bipartisan. Nelle primissime file, il ministro Gabriele Fitto, il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, 'Gentiluomo di Sua Santità' e trait d'union tra Palazzo Chigi e il Palazzo apostolico. «Un discorso bellissimo», assicura Letta a Bertone prima che il porporato, tra sorrisi e strette di mano, si infili nell'auto blu e torni dall'altra parte del Tevere. Per le domande dei cronisti su un premier che non si considera santo, al momento, non c'è tempo.