Per il delitto Ardenno, fermato il titolare della cava
Imprenditore 28enne tradito da un'intercettazione
MILANO - Svolta nel giallo di Ardenno, in provincia di Sondrio. I carabinieri del capoluogo valtellinese hanno infatti arrestato ieri sera Simone Rossi, 28enne imprenditore di Morbegno accusato di omicidio, distruzione, soppressione e occultamento aggravato di cadavere, per la scomparsa dell'amico Donald Sacchetto, i cui resti sono stati trovati fatti a pezzi nella cava «Rossi Graniti» di proprietà della famiglia del fermato.
Sacchetto, operaio 36enne, era scomparso lo scorso 16 maggio e Rossi era stato visto allontanarsi con lui da un bar di Ardenno dopo un brindisi di compleanno. A tradire Rossi, secondo quanto riferito dai carabinieri del comando provinciale di Sondrio, una telefonata alla fidanzata che è stata intercettata e nella quale l'imprenditore ha detto di non voler «andare dentro in nessun modo» e che le forze dell'ordine avrebbero dovuto «cercarlo per 30 anni». Inoltre Rossi ha anche confidato di temere l'ergastolo se lo avessero «sbattuto dentro con queste prove». Questi indizi hanno fatto ritenere ai carabinieri che ci fosse pericolo di fuga, e pertanto, su disposizione del procuratore capo di Sondrio Fabio Napoleone, è scattato il fermo, che ora deve essere vagliato dal Gip Pietro Della Poma, il cui pronunciamento è atteso per la fine della settimana. Rossi, inoltre, è accusato anche di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.
Il cerchio intorno a Simone Rossi si stava stringendo da giorni, ma solo il 30 maggio sono stati rinvenuti dei resti umani nella cava di Ardenno, che gli esami del Ris di Parma hanno poi confermato essere compatibili con il profilo genetico di Sacchetto. A questo punto gli inquirenti, che stavano lavorando a 360 gradi, hanno trovato la conferma tangibile dell'uccisione di Sacchetto e hanno potuto focalizzarsi sulla figura di Rossi, che già aveva fornito versioni contraddittorie e smentite dai riscontri tecnici dei carabinieri.
Le indagini comunque proseguono, anche per trovare nella cava altri resti della vittima e, soprattutto, per chiarire la dinamica e il movente dell'omicidio, che i militari di Sondrio ancora non hanno potuto chiarire. Anche perché è ancora da verificare se quanto detto da Rossi - sempre in una telefonata intercettata - a proposito del fatto di «essersi spogliato di ogni avere», cioè di avere ceduto le quote della società «Rossi Graniti», corrisponda al vero. «E' una fase molto delicata - ha aggiunto il comandate provinciale dei carabinieri di Sondrio - noi abbiamo raccolto e presentato al Gip quelli che riteniamo gravi indizi di colpevolezza, ma non vogliamo anticipare alcuna possibile condanna».