12 marzo 2026
Aggiornato 11:39

Omicidio Calvi, Gip: nessun indizio a carico di Licio Gelli

Sentenza di archiviazione del giudice Silvestri di Roma

ROMA - Niente prove e nemmeno un indizio che Licio Gelli abbia svolto un ruolo «nella fase ideativa, prima, ed esecutiva poi» dell'omicidio di Roberto Calvi, impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, dopo una fuga dall'Italia. A carico di Gelli non è riscontrabile nemmeno «un possibile movente all'eliminazione» del banchiere dell'Ambrosiano. Il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Roma, Maurizio Silvestri, accogliendo le richieste della Procura, ha mandato definitivamente in archivio l'inchiesta stralcio sulla morte di Calvi, che chiamava in causa oltre a Gelli, anche lo svizzero Albert Hans Kunz, sospettato di aver aiutato il banchiere ad espatriare; e Gaetano Badalamenti, morto nel 2004.

A parere del gip, per l'ex venerabile della Loggia P2, «nessuna delle persone sentite nel corso delle indagini preliminari ha potuto testimoniare per scienza diretta una supposta partecipazione di Gelli all'omicidio Calvi». Nel provvedimento di 4 pagine si dà conto anche del processo principale, quello che si è concluso in primo grado con l'assoluzione di tutti gli imputati, da Flavio Carboni a Pippo Calò, Ernesto Diotallevi e Silvano Vittor, Manuela Kleinszig. In attesa dell'appello ad ottobre, però, secondo il giudice «non può attribuirsi alcuna valenza accusatoria» ai rapporti che Gelli e Kunz hanno avuto con coloro che sono poi finiti sul banco degli imputati.

Le dichiarazioni a carico di Gelli sono tutte riferite da terze persone, o di personali convinzioni di collaboratori di giustizia. Le parole del figlio di Calvi, Carlo e di sua moglie, rispetto «alla paura che il familiare provava nei confronti dell'indagato» non bastano. Perché «nessuna circostanza, al di là degli spunti investigativi - continua il gip - ha potuto confortare l'ipotesi di un suo (di Gelli, ndr) attivo coinvolgimento nell'omicidio del banchiere».

Anche il racconto di Francesco Marino Mannoia, Gaspare Mutolo e Antonino Giuffrè, «seppure ha consentito di supporre che Gelli fosse interessato ad evitare che Calvi esercitasse il suo potere ricattatorio in ordine alla provenienza del denaro affidatogli, non ha tuttavia permesso - spiega il giudice silvestri - per l'assenza di indicazioni concrete, di accertare se, effettivamente l'indagato avesse consegnato al banchiere somme di denaro mai restituitegli».

Quella notificata da alcuni giorni ai difensori, non è l'unica indagine conclusa con una archiviazione per Gelli, rispetto al caso Calvi. Nel '96 un altro fascicolo era finito in modo analogo. Nel 2002 si era riavviata l'indagine alla luce delle dichiarazioni di Carlo Calvi e di alcuni pentiti di mafia. Pure rispetto al crack Di Nepi, per Gelli, in appello, di recente, c'è stata una completa assoluzione. Eppure in primo grado era stato condannato a 2 anni e tre mesi per corruzione.

L'accusa riteneva che Gelli fosse il socio occulto dei Di Nepi e che avesse usato le sue conoscenze per favorire alcune lottizzazioni, che sarebbero dovuto andare in porto a Fiano Romano.