23 luglio 2019
Aggiornato 09:00

Berlusconi, sequestrate le foto di Capodanno a Villa Certosa

Procura Roma: «Nessuna indagine invece sulle frasi di Veronica»

ROMA - Tentata truffa e violazione della privacy. Sono questi i reati per cui risulta indagato un fotografo sardo, Antonello Zappadu, in seguito alla denuncia presentata dall'avvocato Niccolò Ghedini, che assiste il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi. Al centro della vicenda, una festa di Capodanno che si è svolta a Villa Certosa, in Sardegna, e che sarebbe stata ripresa e fissata in molti scatti da Zappadu. Per questo, il procuratore capo Giovanni Ferrara e il pm Simona Maisto hanno disposto il sequestro delle immagini.

L'accusa di tentata truffa fa riferimento a un'offerta che è stata fatta da Zappadu, tramite una mail, in cui propone l'acquisto degli scatti a Panorama per oltre un milione di euro, spiegando di essere già in trattative con il settimanale Gente. Circostanza, questa, che si è rivelata non veritiera.

Secondo quanto pubblicato oggi dal Corriere della Sera e dalla Stampa, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi avrebbe presentato un ricorso di quattro pagine al Garante della Privacy per bloccare la pubblicazione di una seria di immagini scattate da un fotografo sardo durante la festa di Capodanno nella residenza di Villa Certosa, alla quale avrebbe partecipato anche Noemi Letizia con altre ragazze.

Nel ricorso, il premier avrebbe precisato che si tratta di «immagini rubate anche in casa. Momenti di intimità del tutto leciti». Tra le foto anche quelle della vacanza trascorsa nel maggio 2008 nella villa sarda del premier dall'allora primo ministro della Repubblica ceca Mirek Topolanek.

La Procura di Roma non ha invece avviato alcuna indagine rispetto alla presunta frequentazione di minorenni da parte del premier Silvio Berlusconi, così come ha affermato la moglie del presidente, Veronica Lario. Il procuratore capo Giovanni Ferrara, ad Apcom, ha da una parte confermato che nei giorni scorsi, «in seguito ad alcuni articoli di giornale», sono arrivate all'attenzione degli inquirenti, tramite il sito internet del tribunale, «alcune mail anonime», ma dall'altra ha ribadito: «Con segnalazioni oscure, senza nome e cognome, non ci si può fare nulla e quindi vengono di prassi cestinate. Ed anche in questo caso ci si è comportati in questo modo». Il magistrato ha spiegato poi che la Procura di Roma sarebbe anche incompetente territorialmente, visto che le presunte dichiarazioni sarebbero state rilasciate comunque in altra regione.