7 giugno 2020
Aggiornato 02:00
Presentati i risultati finali del progetto dell’Auser «Scrivo dunque sono»

Penne, quaderni, computer: l’invecchiamento si combatte così

Finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

ROMA - Penne, quaderni, computer, taccuini   e registratori per un intero anno  sono stati messi all’opera da un nutrito gruppo di anziani, protagonisti del progetto dell’Auser Nazionale «Scrivo dunque sono», finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Un progetto che mirava ad aiutare gli anziani a vivere un «invecchiamento sano»  e migliorare la qualità della vita attraverso il racconto di sé scritto e orale.   L’esperienza si è conclusa  oggi a Roma  con il Convegno di presentazione dei risultati raggiunti.

Un vero e proprio spaccato dell’Italia anziana è stato il protagonista del progetto  «Scrivo dunque sono»: 127 anziani con una età media di 73 anni, il  64% era costituito da donne,  di diversi livelli di istruzione dalla licenza elementare alla laurea; di diversa estrazione sociale: dall’operaio  al professionista, passando per insegnanti, impiegati, casalinghe,  commercianti, poliziotti. Di vissuti famigliari e personali diversi. «Giovani» neo pensionati fianco a fianco ad  over 80,  hanno avuto la possibilità di  mettere se stessi «nero su bianco».  Tre le realtà coinvolte: Roma, Imperia e la Versilia.

Impegnati nel progetto anche 47 volontari facilitatori con una  età media di  63 anni,  provenienti dal mondo della scuola  o dell’educazione degli adulti, altri erano volontari Auser. 

«Sono anni che non prendo la penna in mano» è il refrain che ha accompagnato l’inizio di questo progetto e gli  ostacoli da superare all’inizio non sono stati pochi; molti anziani consideravano la scrittura qualcosa di «alto» e irraggiungibile.

Una volta superata l’ansia dell’ortografia e degli errori di grammatica, chiarito che nessuno avrebbe messo voti o dato giudizi, gli anziani hanno cominciato a vedere  nella  scrittura il piacere  anzichè lo sforzo, la gratificazione anzichè la frustrazione, la chiave per esprimersi. Il tutto condito con il  piacere di stare insieme, di fare nuove conoscenze, di uscire di casa, di comunicare con altri e con loro condividere un’attività creativa. E siccome da cosa nasce cosa «salire un gradino suscita la voglia di salirne un altro», molti hanno deciso di avvicinarsi per la prima volta al computer.

Quello che è venuto fuori non sono stati esercizi di «bella scrittura», ma lo sprigionarsi di energia e creatività. Quando si pensa alla persona anziana che scrive si immagina spesso solo racconti del passato. Non è stato così.

Tra i materiali raccolti vi sono molte storie che riguardano il passato: l’infanzia, i matrimoni, la guerra, la bellezza di un tempo, le piccole e grandi avventure  delle persone normali. A volte, poesie dedicate a qualcuno a qualcosa che si è riaffacciato alla memoria. Accanto a tutto ciò vi sono altri materiali e resoconti che parlano dell’accettazione  di una bellezza ormai sfiorita, della necessità di accogliere nuore e generi di un altro colore e di voler darsi da fare  a favore dell’integrazione  degli immigrati  per amore dei figli, dell’interesse per l’ambiente , del recupero di beni collettivi, del piacere di essersi trovati a fare un tratto di strada insieme e scoprire  di voler continuare a fare insieme qualcosa  che prima non avevano immaginato.

Qualche esempio. A Imperia tre ex poliziotti, meridionali e pensionati da poco, hanno preso in mano l’occasione offerta dal progetto e hanno costituito un gruppo di persone  per condividere insieme interessi comuni. A Torre del Lago si è ricostruita la storia del Paese di com’era al culmine del suo fasto quando Puccini vi risiedeva e del degrado degli anni più recenti. A Viareggio un gruppo di neo-pensionati sensibili alle tematiche ambientali  ha ragionato sulle energie rinnovabili, dando luogo ad un vero e proprio monitoraggio ambientale della Versilia.  A Roma i gruppi coinvolti hanno lavorato molto sull’immigrazione,  sul coraggio di vivere situazioni difficili come la povertà, l’emigrazione; il coraggio di affacciarsi all’uso delle nuove tecnologie per «non chiudersi al mondo ma continuare a farne parte».

«La scrittura  è stata solo un pretesto, uno strumento, per convincere e stimolare gruppi di anziani a ridiventare o restare protagonisti della loro vita – sottolinea Mirella Lattanzi responsabile del progetto - attraverso la scrittura si intendeva far riaffiorare nei gruppi di partecipanti la capacità di relazione, le esperienze, la creatività, l’immaginazione, le capacità cognitive per consentire alla fine l’emersione di consapevolezza di sè, autostima, condivisione, capacità progettuale. Migliorare insomma  la qualità della vita.»

«Questo progetto – ha detto nelle conclusioni Michele Mangano presidente nazionale Auser -  ha liberato risorse umane, rstituito fiducia ad un futuro che si può progettare, non solo per se stessi, ma anche per il bene della comunità in cui i protagonisti vivono».

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