28 maggio 2020
Aggiornato 20:00

Demolito lo Scheletrone di Palmaria a Portovenere

Legambiente esulta: “Un bel giorno per il paesaggio e la legalità ”

LA SPEZIA - Uno in meno. È finalmente caduto lo scheletrone in cemento armato di Palmaria, nel Parco regionale di Portovenere. Una bruttura di 8 mila metri cubi di calcestruzzo che da più di quarant’anni sfregiava uno dei luoghi più belli della Liguria. Ecomostro che anche l’anno scorso trovava posto nel «libro nero» di Legambiente, tra i peggiori 5 ecomostri da abbattere segnalati dal dossier Mare Monstrum. Un sospiro di sollievo, una vittoria della legalità che fa ben sperare sulla sorte di quelli ancora in piedi e che con la loro presenza continuano a umiliare il Belpaese. Gli altri 4 di cui ora si aspetta la demolizione sono: l’albergo di Alimuri a Vico Equense (Na), le palazzine di Lido Rossello a Realmonte (Ag), la Palafitta a Falerna (Cz) e il villaggio di Torre Mileto a Lesina (Fg). Queste le priorità, ma nella lista ce ne sono molti altri.

«L’abbattimento dello Scheletrone è il felice epilogo di una battaglia che abbiamo avviato con Goletta Verde circa vent’anni fa. Oggi a Portovenere è un bel giorno per il paesaggio e la legalità». Così Sebastiano Venneri, vicepresidente nazionale di Legambiente, presente a Portovenere insieme a una nutrita delegazione di Legambiente, commenta la demolizione di questa mattina.

«Una vittoria – aggiunge Stefano Sarti, presidente di Legambiente Liguria – frutto del nostro impegno e di quello di quanti contro questo scempio si sono battuti con denunce, azioni giudiziarie e blitz. Dal sindaco fino alla magistratura, alle associazioni e a tutti i cittadini spezzini e non, che hanno voluto voltare pagina. Un ringraziamento anche alla Regione che ha avviato le procedure di esproprio dell’area e ha previsto il finanziamento per l’opera di demolizione».

Legambiente non si accontenta di aver vinto una battaglia ed esorta le istituzioni a proseguire le opere di demolizione di altri ecomostri che sfregiano il paesaggio italiano: «Quello di Palmaria – continua Venneri - era uno degli ecomostri che avevamo messo in una lista prioritaria ma esistono ancora molti altri scempi più o meno grandi che deturpano le coste del Belpaese. A partire dagli altri quattro incriminati numero uno».

E in un dossier Legambiente fa una selezione degli ecomostri doc, per alcuni dei quali l’ordine di demolizione risale addirittura a decine di anni fa, ma che sono ancora tutti al loro posto. Come la Palafitta nel mare di Falerna (CZ) in Calabria o le centinaia di abusi a ridosso dell’Area marina protetta di Capo Rizzuto e dell’area Archeologica di Capo Colonna (Kr) e ancora gli ecomostri di Fiuzzi a Praia a Mare (CS), i cinque piani sullo scoglio a Fiordo di Furore (SA), le 140 costruzioni abusive a Ischia, l’ecomostro di Portosole a Sanremo (Im), il villaggio VIP di Acque Chiare ad Apani (BR), l’ecomostro di Alliste (Le) e poi l’enclave tabarkina dell’isola di Sant’Antioco (CI), gli scheletri della Scala dei Turchi (Ag), le ville della «collina del disonore» di Pizzo Sella (Pa), l’hotel Summit di Gaeta (Lt), l’ecomostro di Procchio a Marciana Marina, Isola d’Elba (Li), lo spalmatoio di Giannutri (Gr). Sono solo alcuni degli scempi segnalati nel dossier di Legambiente. A volte completamente abusivi, altre solo parzialmente, altre ancora perfettamente in regola con la legge, rappresentano, sempre, uno sfregio al paesaggio. Un modo di costruire in barba alle norme urbanistiche, alla civiltà e al rispetto del territorio. Solo per citare i recenti dati di Ecomafia 2009 di Legambiente, nel 2008 sono state costruite altre 28 mila nuove case fuori legge (fonte Cresme). Al Sud e al Centro si tirano su case ex novo, mentre al Nord si ampliano le cubature. E se i condoni del 1985, del 1994 e del 2003 e l’annuncio del Piano casa del governo Berlusconi, si sono dimostrati ossigeno puro per i cementificatori, d’altro canto gli abbattimenti sono ancora troppo pochi, una manciata di casi in regioni martoriate dal cemento illegale, dove i manufatti abusivi sono migliaia.

«E’ necessario demolire ma anche riqualificare le zone dove il paesaggio è stato deturpato dal cemento selvaggio - ha aggiunto Venneri - per questo non ci stancheremo anche con il nuovo viaggio di Goletta Verde di chiedere il rispetto delle regole, dell’ambiente e delle persone, teso allo sviluppo in nome della qualità. Ci auguriamo che questo abbattimento – conclude Venneri – preluda dunque alla caduta di tanti altri ecomostri che devastano e sfregiano il territorio e l’idea stessa di legalità».

Legambiente, presente a Portovenere con una nutrita delegazione di volontari, per l’occasione ha creato una nuova t-shirt simbolo dell’evento: l’immagine in bianco e nero dell’ecomostro sullo sfondo, il «timbro» rosso sopra che esclama «abbattuto!» e la data d’inizio e fine della battaglia di Legambiente contro lo scempio (1968-2009)..

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