28 ottobre 2020
Aggiornato 06:00

Randagismo: la Sicilia attiverà una task force

Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, al termine di un vertice operativo che si è svolto a Palazzo d’Orleans

PALERMO - «La Regione attiverà una task force, coordinata dall’assessore alla Sanità Massimo Russo, per la programmazione e il controllo degli interventi che saranno adottati per dire basta al fenomeno del randagismo. Dalla Sicilia, anche in questo campo, il governo regionale deve far partire una risposta di civiltà ed efficienza e voglio ringraziare il Ministero che, fin dal giorno dei gravissimi episodi verificatisi in provincia di Ragusa, è stato al nostro fianco stimolando e supportando la nostra azione amministrativa».

Lo ha detto il presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, al termine di un vertice operativo che si è svolto a Palazzo d’Orleans, presieduto dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini e al quale hanno preso parte anche l’assessore regionale alla Sanità Massimo Russo, il prefetto di Ragusa Carlo Fanara, il sindaco di Palermo Diego Cammarata nella qualità di presidente dell’Anci (associazione dei Comuni), il generale dei Nas Cosimo Piccinno.

La Sicilia annuncia grandi novità nella politica di controllo del fenomeno del randagismo che ha assunto proporzioni allarmanti. L’assessore Russo, nella conferenza stampa, ha comunicato che è stato presentato un emendamento per inserire nella legge di bilancio uno stanziamento di 5 milioni di euro all’anno per finanziare la legge regionale ed è stata annunciata la predisposizione di un piano straordinario per la Sicilia che partirà in tempi brevissimi con l’istituzione di un progetto pilota in provincia di Ragusa. La Regione attualmente dispone di circa 950 mila euro di fondi ministeriali, fra quelli non utilizzati negli anni scorsi e quelli previsti dal finanziamento per il 2009.

«Finora – ha spiegato Russo - le risorse economiche non sono state ampie ma è anche vero che spesso si è speso male. Non dobbiamo cercare alibi ma assumerci tutte le responsabilità, imprimendo una chiara svolta alla politica della sanità animale. Dal vertice sono emerse indicazioni chiarissime, a cominciare dalla necessità di creare una corretta catena di comando, con il coinvolgimento e la responsabilizzazione delle strutture amministrative che devono assicurare efficienza. Bisognerà sviluppare un piano di comunicazione e di informazione rivolto sia agli amministratori pubblici che ai proprietari di cani perché ci sia la piena conoscenza delle norme e ala altrettanto piena consapevolezza che saranno applicate le sanzioni. Faremo una mappatura dei canili esistenti e vareremo successivamente una sorta di piano edilizio per la costruzione di nuovi e confortevoli canili che tra l’altro non hanno un costo particolarmente elevato, potenzieremo l’anagrafe canina e le campagne per la sterilizzazione. Istituiremo anche una unità di coordinamento tra la Regione e il Ministero che ha mostrato un grande spirito di collaborazione grazie soprattutto all’entusiasmo dell’on. Francesca Martini che ha confermato, con atti precisi e non solo con parole, di credere nella nostra volontà di risolvere davvero il problema. So che avremo al nostro fianco tutte le associazioni animaliste, con le quali ci coordineremo in ragione della loro esperienza e sensibilità e alle quali chiedo di operare come vigili sentinelle sul territorio per segnalare irregolarità e abusi e per suggerire le migliori soluzioni. Per combattere il randagismo e favorire il benessere animale utilizzerò gli stessi criteri utilizzati in altri settori: programmazione, rigore, responsabilità, controlli e sanzioni»..

Nel corso della conferenza stampa di oggi è stato illustrato il progetto pilota sperimentale che sarà testato subito sul territorio della provincia di Ragusa dove è stata istituita una Unità operativa territoriale (UOT).
Il progetto deve essere avviato e concluso in tempi rapidi (massimo 3 mesi) per garantire l’efficacia degli interventi messi in atto e anche per salvaguardare la stagione turistica della provincia di Ragusa, fortemente penalizzata dai fatti di cronaca del mese scorso.

Il progetto è piuttosto articolato. E’ previsto innanzitutto il censimento dei cani con padrone e la loro iscrizione all’anagrafe canina; contestualmente saranno censite le strutture di ricovero esistenti per ospitare i randagi, specificando quelle che sono immediatamente utilizzabili e quelle che invece necessitano di adeguamenti e autorizzazioni. Le strutture non idonee saranno sequestrate. Il progetto pilota prevede anche la cattura dei cani randagi con metodi idonei a garantire il rispetto dell’animale e per questo motivo saranno istituiti anche specifici corsi di formazione per gli operatori. I randagi catturati dovranno essere sterilizzati, previo accordo con gli organi professionali, e verrà promossa una campagna di sterilizzazione nei confronti dei proprietari di cani. Prevista anche una massiccia campagna di comunicazione con l’informazione ai cittadini e l’istituzione di progetti formativi nelle scuole.

Attualmente nella provincia di Ragusa sono presenti due strutture private immediatamente utilizzabili nelle quali sono disponibili complessivi180 posti..
I coordinatori generali della Uot saranno Rosalba Matassa, dirigente veterinario del Ministero della Salute; Rosario Fico, dirigente veterinario esperto dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Lazio e Toscana e Daniela Nifosì, dirigente veterinario dell’assessorato regionale per la Sanità.