19 gennaio 2020
Aggiornato 09:30

Rifiuti made in Italy: istituzioni e operatori a confronto per migliorare la gestione

Le dieci proposte di Legambiente a Governo e Parlamento per uscire dal tunnel dell’emergenza rifiuti in Italia

10 proposte per risolvere concretamente e con risvolti positivi sul piano economico e occupazionale l’emergenza rifiuti in Italia: è questo il piano di lavoro che Legambiente ha illustrato, rivolgendosi al Governo e al Parlamento, nel corso del convegno «Rifiuti Made in Italy» tenutosi oggi a Roma. Un’occasione in cui Legambiente, le istituzioni e gli operatori del settore si sono confrontati su come migliorare la gestione dei rifiuti, partendo dalle buone pratiche da replicare e le modifiche normative necessarie per il recepimento della direttiva europea.

Tra i partecipanti al convegno erano presenti Vittorio Cogliati Dezza, Presidente di Legambiente; Rossella Muroni, Direttrice generale di Legambiente; Stefano Ciafani, Responsabile scientifico di Legambiente; Giancarlo Morandi, Presidente di Cobat; Piero Perron, Presidente di Conai; Edo Ronchi, Presidente della Fondazione sviluppo sostenibile; Paolo Tomasi, Presidente di Coou; Angelo Alessandri, Presidente della Commissione ambiente della Camera dei deputati; Ermete Realacci, Responsabile Dipartimento ambiente del Partito Democratico.

L’emergenza rifiuti in Italia rimane una questione ancora non risolta, soprattutto nel centro sud: il 49% dei rifiuti urbani in Italia viene ancora smaltito in discarica, con il record di Molise e Sicilia che raggiungono rispettivamente le percentuali del 95 e 93%. Negli ultimi 15 anni 5 regioni - Calabria, Campania, Lazio, Puglia e Sicilia - sono state commissariate per l’emergenza rifiuti, costata agli italiani circa 1,8 miliardi di euro, senza aver ottenuto alcun risultato tangibile. Clamoroso il ritardo impiantistico nel meridione d’Italia dove è attivo addirittura il 45% delle discariche di tutto il Paese, solo il 16% degli impianti di compostaggio di qualità e il 30% degli impianti per il trattamento meccanico biologico. Altre due emergenze riguardano invece tutto lo Stivale: l’aumento della produzione nazionale dei rifiuti urbani, +8,4% dal 2003 al 2007, (nonostante esistano esperienze europee dove la prevenzione è stata praticata con successo come in Germania, Regno Unito, Belgio e Svezia) e il fenomeno degli smaltimenti illeciti di rifiuti speciali (nel 2005 ne sono scomparsi nel nulla 19,7 milioni di tonnellate, formando un’immaginaria montagna con base di 3 ettari e alta 1.970 metri e alimentando un business illegale annuo di circa 4,5 miliardi di euro).

«L’emergenza rifiuti non è una condanna definitiva per l’Italia – ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – e se ne può uscire, imboccando la strada della gestione sostenibile, come dimostrano gli esempi storici delle regioni del nord Italia e quello più recente della Sardegna. Per concretizzare questo scenario in tutta Italia, occorre definire al meglio le regole del gioco a livello centrale e locale, replicare le best practices sulla raccolta differenziata e sulla prevenzione già attuate nel nostro Paese e, parallelamente, costruire tanti impianti per il recupero e il trattamento dei rifiuti. Solo così la discarica diventerà davvero l’opzione ultima per smaltire le quantità residuali di rifiuti, come ci chiede l’Europa».

Un obiettivo che si può raggiungere, secondo Legambiente, seguendo dieci proposte:

1. Aumentare il costo dello smaltimento in discarica: se la discarica continua a essere troppo economica, qualsiasi ipotesi alternativa rischia di non concretizzarsi mai. Il Parlamento italiano non deve più concedere proroghe al divieto di smaltimento in discarica dei rifiuti tal quali e deve modificare la legge 549/1995 che ha istituito l’ecotassa, eliminando il tetto massimo di 25 euro per tonnellata e finalizzandone i proventi alla promozione delle azioni di riduzione, raccolta differenziata e riciclaggio dei rifiuti molto più di quanto previsto attualmente. Le Regioni invece con l’ecotassa devono penalizzare economicamente i comuni che non raggiungono gli obiettivi di legge sulle raccolte differenziate e premiare i comuni più virtuosi con uno sconto sull’imposta regionale.

2. Diffondere le raccolte differenziate domiciliari in tutti i comuni italiani: per facilitare la diffusione del più efficace sistema porta a porta, tutte le Regioni e le Province devono adottare le modalità di incentivazione utilizzate con successo in diverse parti d’Italia, con le quali i finanziamenti pubblici vengono destinati esclusivamente o prioritariamente ai comuni che hanno deciso di abbandonare il sistema di raccolta stradale.

3. Completare la rete impiantistica per il recupero e il trattamento dei rifiuti: è urgente completare, soprattutto al Centro-Sud, il quadro impiantistico per la raccolta differenziata, il recupero e il trattamento dei rifiuti, garantendo la massima trasparenza e partecipazione dei cittadini soprattutto quando si tratta di impianti a tecnologia complessa.

4. Rivedere il sistema di premialità/penalità e cancellare il CIP6: è necessario rimodulare l’attuale sistema di premialità e penalità per arrivare a una vera gerarchia economica della gestione dei rifiuti, rendendo la discarica l’opzione più costosa, seguita dal recupero energetico, fino ad arrivare al riciclaggio e alla prevenzione che devono diventare l’alternativa più conveniente. Occorre poi archiviare il CIP6 - su cui Legambiente ha già inviato una segnalazione alla Commissione europea - e garantire un riconoscimento economico al riciclaggio e alla prevenzione per il contributo al risparmio energetico e alla riduzione delle emissioni di CO2.

5. Promuovere la diffusione delle buone pratiche sulla prevenzione: da Nord a Sud le esperienze sulla prevenzione sono sempre più numerose. Si tratta di iniziative di amministrazioni o aziende locali, società della grande distribuzione e associazioni che devono essere divulgate e replicate il più possibile in tutta Italia.

6. Avviare la redazione del Programma nazionale di prevenzione: è necessario promuovere iniziative strutturali di prevenzione di carattere nazionale, che devono coinvolgere in primis il mondo della produzione e quello della distribuzione. Occorre avviare la discussione per la definizione del Programma di prevenzione entro il 2013, come previsto dalla nuova direttiva europea.

 7. Promuovere la qualità delle raccolte differenziate: per aumentare la qualità della differenziata, va promossa la diffusione delle raccolte domiciliari ma anche un adeguato controllo sui conferimenti dei cittadini e delle utenze commerciali e produttive, utilizzando anche le sanzioni pecuniarie per chi non rispetta le regole.

8. Garantire la certezza normativa, a partire dal passaggio tassa/tariffa: a causa della continua messa in discussione della normativa da parte dei governi succedutisi negli ultimi anni, è prioritario definire regole chiare e durature, restando all’interno del quadro definito dalle direttive europee. È necessario poi completare la riforma normativa per avviare concretamente la raccolta di particolari tipologie di rifiuti, come i RAEE, e occorre rendere certe anche le scadenze previste dalla normativa sui rifiuti, come ad esempio il passaggio tassa/tariffa e lo stop allo smaltimento in discarica dei rifiuti non pretrattati.

9. Chiudere la stagione dei commissariamenti per l’emergenza rifiuti: nelle regioni ancora commissariate per l’emergenza rifiuti, occorre definire un piano serrato di rientro al regime ordinario per superare la fase commissariale che non ha risolto il problema, ha sperperato risorse e deresponsabilizzato gli enti locali.

10. Introdurre i delitti ambientali nel codice penale, garantire l’uso delle intercettazioni contro i trafficanti di rifiuti, istituire un fondo per le bonifiche dei siti orfani: Per colpire con sempre maggiore efficacia la criminalità ambientale e l’ecomafia è necessario procedere all’introduzione dei delitti ambientali nel Codice penale - come previsto dalla direttiva europea -, unendo a ciò anche un adeguato sistema di controllo preventivo e repressivo che deve continuare a utilizzare le intercettazioni, al contrario di quanto previsto nel disegno di legge in discussione in Parlamento - e l’istituzione di un fondo per le bonifiche dei siti orfani, sul modello del Superfund statunitense.